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Proprietà intellettuale, Italia bocciata in tutela dei marchi

Italia bocciata in tutela della proprietà intellettuale. Negli ultimi quattro anni la Penisola ha registrato un calo significativo nel livello di percezione dell’indipendenza della giustizia e della capacità di garantire la difesa dei marchi e brevetti mettendo a dura prova la capacità di sostegno del made in Italy nel mondo.

Il risultato è stato un calo dello 0,8% dell’International property right index (Iprd), l’indicatore sintetico che misura come viene tutelata la proprietà in 131 paesi che rappresentano più del 98 per cento del pil e il 93% della popolazione. Classifica realizzata ogni anno dalla Property rights alliance di cui fa parte il think thank italiano Competere.eu. Al di là di questi numeri, è il confronto con gli altri competitor europei e globali a lasciare di sasso. Basti pensare che l’edizione 2013 dello studio ha consegnato all’Italia la 47esima posizione nella lista dei paesi più capaci di garantire il rispetto dei diritti di proprietà di marchi e brevetti, alle spalle del Rwanda, del Botswana e di Porto Rico, e a 20 punti di distanza dai paesi del G7. «Si tratta di un dato preoccupante che rivela un’insufficienza pagata a caro prezzo dalle piccole e medie imprese e dal mondo della ricerca», hanno spiegato gli esperti di Competere.eu. Ad aprire la classifica 2013 sono stati i paesi scandinavi: la Finlandia, prima con un punteggio di 8,6 (contro 6,1 ottenuto dall’Italia) e la Svezia, seconda con 8,4. La Svizzera, regione più competitiva al mondo secondo il World economic forum, si è attestata in settima posizione insieme all’Olanda con un punteggio di 8,2. Seguono la Gran Bretagna al dodicesimo posto con 7,8, la Germania, al quattordicesimo con 7,7, gli Stati Uniti al diciassettesimo con 7,6. La Francia non è riuscita ad andare sotto il ventesimo piazzamento con 7,3 punti mentre la Spagna si è dovuta accontentare del 33esimo posto, 14 posizioni comunque al di sopra della Penisola.

Analisi dell’insuccesso. «L’indice si compone di tre indicatori», hanno spiegato gli autori della classifica. «Il primo riguarda l’ambiente politico e giuridico dei 131 paesi come la stabilità politica, la corruzione, l’indipendenza della magistratura e lo stato di diritto. In questa categoria l’Italia ha ottenuto il cinquantunesimo posto con 5,6 punti. Gli altri paesi del G7 si trovano invece, rispettivamente al quindicesimo posto (la Germania con 8 punti), al diciassettesimo posto (Gran Bretagna con 7,7) e al ventiduesimo posto la Francia on 7,3 mentre Stati Uniti si sono piazzati sul gradino numero 23 con 7,2 punti». Il secondo indicatore misura invece lo stato della regolamentazione dei diritti di proprietà fisica e vede l’Italia al sessantaquattresimo posto con un punteggio di 6,1, mentre la Gran Bretagna è al ventesimo posto con 7,3, gli Stati Uniti al ventiduesimo con 7,2, la Germania al venticinquesimo con 7,1 e la Francia al trentottesimo con 6,7. Infine, il terzo indicatore sulla proprietà intellettuale vede l’Italia al trentunesimo posto con 6,6 mentre Stati Uniti e Gran Bretagna sono secondi a pari merito con 8,3, la Germania è decima con 8,1, la Francia è quindicesima con 7,9.

Il caso Italia. Negli ultimi quattro anni l’Italia ha registrato una flessione in tutti gli indicatori presi in esame da Property rights alliance. Il calo più consistente si è registrato tra i diritti di proprietà fisica dove si è passati da 6,6 punti a 6,1 a causa dell’indebolimento della tutela della protezione di marchi e brevetti, della loro registrazione e della difficoltà di accesso al credito, uno dei fattori che ostacola la tutela della proprietà intellettuale. Le cose sono andate un po’ meglio sul versante dei diritti di proprietà intellettuale, una sotto categoria dell’indice Ipri che interessa la protezione dei brevetti e la pirateria dei copyright. In questo caso l’Italia è passata da un punteggi di 6,9 del 2009 ai 6,6 punti di quest’anno. Si è mosso invece in controtendenza il segmento «ambiente politico e giuridico» dove l’Italia ha visto rafforzarsi leggermente la propria posizione passando da 5,5 a 5,6 punti. «L’indice 2013 contiene degli interessanti spunti di riflessione che riguardano il rapporto tra tutela della proprietà privata e pil», ha sottolineato Lorenzo Montanari, executive director della Property rights alliance, «che dimostrano come la crescita economica dipenda, in buona parte, anche dall’efficacia del regime nazionale che regola la tutela della proprietà». In altre parole, più un paese è in grado di garantire protezione e tutela della proprietà intellettuale generata dalle aziende presenti sul proprio territorio, maggiore è la ricaduta positiva sulla ricchezza generale prodotta all’interno dei propri confini. Non a caso, i primi 20 paesi della classifica sono anche quelli dotati di un livello medio di ricchezza superiore (38.200 dollari di reddito pro-capite) a fronte dei 5.500 degli ultimi 20 paesi dell’elenco.

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