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Proprietà industriale, via libera al piano «A Milano la sede Ue»

La ripresa italiana passa (anche) dai brevetti. Per questo il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) contiene, tra le riforme e i progetti di investimento in conoscenza e tecnologie, anche le linee strategiche per definire un nuovo piano nazionale sulla proprietà industriale per il triennio 2021-23. «Un adeguato e moderno sistema di protezione della proprietà industriale è un elemento indispensabile dello sviluppo e della politica industriale di un Paese», ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, lanciando la consultazione sul documento, dopo la pubblicazione delle linee di intervento strategiche sul sito del Mise e dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm).

Con una sfida in più: portare a Milano il Tribunale dei brevetti. Su questo obiettivo il governo è già «al lavoro». «Credo che un equo baricentro europeo non possa ignorare l’Italia. Dopo la vicenda della sede dell’Ema, stabilita infine a Amsterdam, tutti oggi sappiamo non solo cosa sia Ema, ma anche quanto sia importante la definizione di una sede. Per quanto mi riguarda c’è l’impegno del governo per portare a Milano il Tribunale dei brevetti», ha detto Giorgetti, che ne ha «già parlato con alcuni colleghi europei, per ultimo Le Maire». Non è l’unico, «anche gli altri ministri si stanno muovendo con gli omologhi. E’ una battaglia complicata, ma è giusto impegnarsi e combatterla».

La posta in gioco ? Crescita e posti di lavoro. I diritti di proprietà intellettuale (Dpi), garantiti da brevetti, marchi, disegni e copyright, sono un formidabile volano per l’economia. Un recente studio dell’Ufficio della proprietà intellettuale dell’Unione europea (Euipo) dimostra che le industrie ad alta intensità di Dpi hanno generato il 29,2% (63 milioni) di tutti i posti di lavoro nell’Ue nel periodo 2014-2016; il 9% di tutta l’occupazione Ue (83,3 milioni) può essere attribuito, in modo diretto o indiretto, a industrie ad alta intensità di Dpi; il 45% del Pil Ue totale è attribuibile alle industrie ad alta intensità di Dpi, per un valore di 6 mila miliardi di euro.

L’Italia parte da 13.515 brevetti nazionali, 60.857 marchi, 1.269 disegni, 41.398 traduzioni di brevetto europeo e 54.446 istanze collegate, per un totale di oltre 171 mila domande titoli di proprietà industriale presso l’Uibm nel 2020. Tra i Paesi Ue, siamo al 5° posto per brevetti depositati presso l’Ufficio europeo dei brevetti (3.813), in aumento del 2,7% rispetto al 2019, in controtendenza rispetto agli altri Paesi (la Germania scende del 5,4%, la Francia del 4,6%, il Regno Unito del 2,8% e l’Olanda dell’8,4%). Il trend di deposito di domande di brevetto per invenzione industriale continua a crescere: è salito a 11.005 istanze nell’anno della pandemia da 10.127 del 2019. Però nel 2020 sono state presentate solo 1.342 domande in più di 10 anni fa (9.663 nel 2010 in piena crisi finanziaria). Ecco perché tra le sfide c’è l’utilizzo di procedure rapide e a costi contenuti. Per incentivare la PI, soprattutto da parte delle Pmi, si punta tra l’altro a offrire sostegno finanziario agli strumenti per valorizzare i titoli di PI, a dare accesso a sevizi di consulenza specialistica e a rafforzare le reti territoriali di assistenza. Con una lotta più rigorosa alla contraffazione.

La consultazione pubblica si chiuderà a fine maggio. Entro metà luglio il governo conta di definire il disegno di legge di revisione del codice di proprietà industriale.

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