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Proposta di concordato non cambia con il piano

La modifica del piano non costituisce modificazione della proposta di concordato preventivo. Con la sentenza 262 del 10/2/14 la Corte di appello di Firenze, dopo aver affermato che la modificazione del piano non costituisce modifica della proposta di concordato preventivo, ha revocato la sentenza di fallimento, il contestale decreto di reiezione della proposta di omologazione e omologato il concordato proposto.

Fatto

In data 11/3/13 una società presentava proposta di concordato preventivo secondo il piano allegato unitamente all’altra documentazione. Il commissario giudiziale, nella relazione ex art. 172 l.fall., avanzava delle osservazioni in punto di fattibilità del piano, proponendo alcune modifiche. La proposta, come rilevato dal decreto del tribunale in data 3/7/13, veniva approvata dai creditori con ampia maggioranza (63,645) e il tribunale fissava la camera di consiglio per l’omologazione. La società, accogliendo i suggerimenti del commissario giudiziale, in data 26/7/13 depositava un’integrazione con la quale modificava le modalità di esecuzione del piano che dava maggiore certezza. Il commissario giudiziale comunicava ai creditori dissenzienti a mente dell’art. 179 l.fall. Il commissario ha presentata il parere motivato ex art. 180 l.fall. esprimendosi favorevolmente per l’omologazione proprio in considerazione delle conseguite migliori condizioni di fattibilità.

Il tribunale, ritenuto tra l’altro che la proposta di concordato non può essere modificata dopo l’inizio delle operazioni di voto, ha rigettato la richiesta di omologazione e con separata sentenza nella medesima data dichiarato il fallimento essendo pendenti istanze di fallimento presentate da terzi.

La decisione

La Corte d’appello fiorentina, riportandosi al secondo comma dell’art. 179 l.fall., ha chiaramente ribadito che quando il commissario giudiziale rileva, dopo l’approvazione del concordato, che sono mutate le condizioni di fattibilità del piano, ne dà avviso ai creditori, i quali possono costituirsi nel giudizio di omologazione per modificare il voto. La norma è inequivocabile, il tribunale non deve essere notiziato in relazione alla eventuale modificazione delle condizioni di fattibilità. La procedura di concordato preventivo si è quindi svolta senza alcuna irregolarità.

La Corte d’appello, accogliendo le domande del reclamo proposto dalla società dichiarata fallita:

a) ha revocato la sentenza con la quale il tribunale aveva dichiarato il fallimento della reclamante e il contestuale decreto di reiezione della omologazione del concordato proposto dalla medesima società;

b) ha omologato il concordato preventivo proposto dalla reclamante secondo la proposta depositata come integrata con il piano di esecuzione successivamente depositato;

c) ha trasmesso gli atti al tribunale affinché provvedesse ai sensi dell’art. 182 l.fall.

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