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Proposta del giudice per le liti in corso

È stata depositata il 27 agosto scorso la (probabilmente) prima ordinanza che applica il nuovo articolo 185-bis del Codice di procedura civile: la disposizione, introdotta dal Dl del fare 69/2013 ed entrata in vigore il 21 agosto (in parallelo alla mediazione, che però si applica da sabato 21 settembre), che dà al giudice la possibilità di formulare una proposta transattiva o conciliativa alle parti del processo civile. Infatti, il giudice Levita del tribunale di Nocera Inferiore ha formulato una proposta transattiva/conciliativa che può segnare un orientamento decisamente favorevole della magistratura verso questo nuovo strumento processuale orientato a deflazionare il contenzioso.
Il provvedimento afferma l’immediata applicabilità della nuova norma ai processi pendenti in virtù del principio «tempus regit actum» e chiarisce quale sia il momento processuale ultimo nel quale formulare la proposta. Nei fatti, procedere con una proposta giudiziale quando la causa è matura per la decisione significherebbe imporre al giudice di anticipare la sua probabile decisione finale, senza che agli atti possa sopravvenire alcun nuovo elemento istruttorio utilizzabile per la decisione.
Nel caso esaminato, il giudizio era in una fase di avanzata istruttoria (il giudice infatti si è riservato l’affidamento di incarico integrativo al Ctu) e considerato che le questioni di diritto (anatocismo bancario, commissione di massimo scoperto) apparivano di pronta soluzione e che il valore della controversia non era elevato, il giudice ha ritenuto di dover formulare una proposta transattiva o conciliativa.
Il giudice ha poi ritenuto di far notare «alle parti che i costi delle rispettive spettanze legali, di un eventuale supplemento di consulenza tecnica di ufficio e di ogni altro adempimento connesso hanno già oltrepassato, cumulativamente considerati e in ragione dell’anzianità della lite, il valore della controversia». Il chiarimento muove nella direzione di ottenere dalle parti una valutazione seria e obiettiva sulla ragionevolezza della proposta.
Se si considera poi che nella premessa dell’ordinanza il potere di formulare la proposta viene coordinato con l’articolo 91, comma 1, del Codice di procedura civile appare chiaro l’intento del giudice di rendere noto alle parti che il rifiuto dovrà essere adeguatamente motivato alla luce delle possibili conseguenze; in base alla norma, infatti, il giudice «se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta».

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