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Proposta dei repubblicani Spiraglio sul default Usa

Una tregua di sei settimane: un piccolo aumento del tetto del debito che non cancella il rischio di un «default» degli Stati Uniti, ma lo sposta in avanti nel tempo, fino al 22 novembre. E’ la proposta fatta ieri dai repubblicani per uscire da uno stallo che ormai allarma i mercati in tutto il mondo, evitando che la situazione precipiti già la prossima settimana.
Si tratta di una breve tregua armata: la destra concede una proroga senza condizioni inserite nel testo legislativo, a patto che il presidente si impegni a negoziare. E, per tenere alta la pressione sulle loro richieste (taglio delle spese e blocco, o depotenziamento, della riforma sanitaria), per ora i repubblicani non prendono impegni sul ripristino dei finanziamenti al governo che consentirebbero di superare l’attuale situazione di «shutdown»: l’amministrazione federale semiparalizzata, costretta a sospendere le sue attività non essenziali. E il ministero del Lavoro ha detto ieri di aver già avuto 15 mila richieste di sussidi di disoccupazione dal settore privato per posti di lavoro persi a causa dello stop del governo.
Il quadro resta molto incerto, ma la situazione si era fatta talmente drammatica che è bastato lo spiraglio di ieri per ridare fiato alla Borsa di New York che poco prima della chiusura guadagnava oltre 200 punti, l’1,5%. Mentre stava per iniziare l’incontro con i leader repubblicani della Camera, che si è tenuto nella notte alla Casa Bianca, il presidente ha fatto sapere di essere disponibile a firmare una legge che risolve momentaneamente il problema del debito. «Meglio togliere dal tavolo per il maggior tempo possibile una simile minaccia» ha detto uno dei consiglieri di Obama. Che ha, però, ribadito la determinazione del presidente a non farsi ricattare: la proroga non deve avere condizioni.
Il sentiero rimane molto stretto: se durante il confronto alla Casa Bianca non si verificheranno ulteriori incidenti e se lo speaker (il presidente) della Camera John Boehner, il leader repubblicano che ha formulato la proposta, riuscirà a convincere un numero sufficiente dei suoi deputati, la Camera (dove la destra ha la maggioranza) potrebbe votare la leggina-ponte nella notte o stamattina, passando poi il provvedimento al Senato. Dove non sono previste sorprese, visto che sono i democratici a controllare quest’aula.
Paralizzato a lungo dal timore di essere messo con le spalle al muro da una minoranza radicale dei «Tea Party», Boehner è uscito ieri allo scoperto dopo l’emergere di alcuni segnali di ammorbidimento. Il problema ora è capire su cosa si negozierà: i repubblicani torneranno alla carica coi loro veti sull’Obamacare oppure, visto che la riforma sanitaria è ormai entrata nella fase operativa, si accontenteranno di qualche ritocco per salvare la faccia e si concentreranno su altri tagli di spesa e sul «Tax code», cioè la riforma di incentivi e detrazioni fiscali? Per ora, se passa la leggina, si esce quantomeno dal clima di «allarme rosso»: ieri mattina, poco prima che Boehner venisse allo scoperto con la sua proposta, il ministro del Tesoro Jack Lew aveva rivolto un appello accorato al Congresso: «Vi scongiuro di agire: se arriviamo al 17 ottobre senza che il tetto del debito si stato innalzato oltre gli attuali 16,7 trilioni, non avrò più strumenti d’intervento per evitare il default».

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