Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Proposta dei giuristi Mangia e Saraceno: contro la pandemia l’Ue dovrebbe rafforzare il Sure e rottamare il discusso Mes

La seconda ondata della pandemia e la prossima campagna di vaccinazione hanno ribadito l’urgenza di misure a sostegno della sanità, richiedendo scelte coraggiose. Alla luce di questo, si dovrebbe accettare il verdetto del mercato e rottamare il Mes, istituzione di un’altra epoca per cui non c’è interesse, almeno su questi aspetti. E mettere a disposizione dei paesi europei una struttura, il Sure pandemico, che tutti sarebbero ben felici di utilizzare». È la conclusione di un breve saggio, dal titolo «Più Sure, meno Mes», che due accademici, Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale all’Università Cattolica, e Francesco Saraceno, docente di macroeconomia internazionale alla Luiss e a Science Po, firmano insieme sul sito rivistailmulino.it.

All’inizio della pandemia, ricordano Mangia e Saraceno, la commissione Ue e la Banca centrale europea hanno cercato di limitare i danni del Covid-19 mettendo in campo due linee d’azione diverse dal passato, per favorire massicci aumenti di spesa pubblica dei singoli paesi. La Bce ha lanciato un programma di acquisto di titoli pubblici senza precedenti, il Pepp (Pandemic emergency purchase programme) di 700 miliardi di euro, poi elevato a 1.300. E l’Ue ha puntato su due strumenti per erogare prestiti a un tasso favorevole, inferiore di quelli del mercato: «Per il mercato del lavoro si è scelto un meccanismo nuovo, il Sure (Support to mitigate unemployment risks in an emergency), mentre per la sanità è stato adattato il Mes, la banca sovrana stabilita nel 2012 per garantire la stabilità della zona euro».

Dopo dieci mesi, il bilancio è sotto gli occhi di tutti. Il Pepp della Bce è stato a dir poco salvifico. Il Sure ha incontrato un immediato favore e sta già erogando fondi a 17 paesi Ue, compresa l’Italia, che ne è la maggiore beneficiaria con 27 miliardi sul totale di 100 a disposizione del fondo. Nessun paese Ue ha invece chiesto un prestito al Mes sanitario, nonostante la possibilità teorica di un risparmio sugli interessi. «È la prova che il Mes presenta criticità che sussistono anche nella linea pandemica», commentano Mangia e Saraceno. Criticità collegate al fatto che anche i prestiti pandemici del Mes comportano la famigerata «sorveglianza rafforzata» sui paesi richiedenti prevista dal regolamento 2013/472 del Two Pack, con un «potere di ingerenza» giudicato inaccettabile.

Per ovviare a tale criticità, propongono i due accademici, «servirebbe una riforma in profondità del Mes, diversa da quella attualmente in discussione. Una riforma che trasformasse, in primo luogo, questa banca sovrana intergovernativa in una istituzione comunitaria, come preconizzato da un recente lavoro dell’Istituto Delors. E poi che rompesse il legame, oggi inestricabile, con le norme sulla sorveglianza macroeconomica del Two Pack. Sarebbe la soluzione ideale, perché rimetterebbe in circolo i fondi (704 miliardi; ndr) oggi intrappolati in un’istituzione che ormai è anacronistica». Purtroppo, osservano Mangia e Saraceno, la riforma del Mes oggi in discussione ricalca vecchie linee, il che «mal si concilia con l’urgenza dettata dalla pandemia». Eppure, sostengono i due docenti universitari, un’altra strada ci sarebbe: rottamare il Mes, e sostituirlo con il Sure pandemico.

«Il successo del Sure deriva dal suo essere incastonato nell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che regola la solidarietà europea in caso di eventi straordinari come la pandemia in corso. Questa assistenza», precisa il saggio, «è volta a sostenere un paese in difficoltà, e non, come nel caso del Mes, a preservare la stabilità finanziaria dei creditori. Contrariamente al Mes, quindi, il Sure senza condizioni esiste veramente, è uno strumento valido per i bisogni che deve soddisfare in caso di pandemia. Mentre il Mes, nato per preservare la stabilità finanziaria, è stato malamente riorientato per le spese sanitarie, senza alterarne la sostanza».

Da qui, la proposta chiave: «Per sostenere le spese dei paesi membri nel settore sanità, si potrebbe replicare il modello che ha dimostrato di funzionare. Un Sure pandemico potrebbe essere operativo in poche settimane: basterebbe copiare e incollare il regolamento che istituisce il Sure. Tale strumento non avrebbe difficoltà a reperire fondi nel contesto attuale di abbondanza dei risparmi, e potrebbe finanziare retroattivamente anche le spese sanitarie sostenute nel 2020. Le sole condizioni sarebbero quelle sulla destinazione dei fondi, e nessun paese avrebbe difficoltà a rispettarle».

Trattati e regolamenti alla mano, Mangia e Saraceno suggeriscono anche di correggere alcuni errori: «Nel replicare il Sure sanitario, le autorità europee dovrebbero approfittare per correggere alcune anomalie. In primo luogo, l’ammontare totale del Sure è fissato a 100 miliardi (i 17 paesi finora finanziati ne usano 87): per evitare la ripartizione in base al principio del ‘primo arrivato, primo servito’, l’ammontare massimo del Sure sanitario dovrebbe essere fissato per ogni paese in proporzione al pil». Seguono altri suggerimenti tecnici, volti a rafforzare la conclusione politica: rottamare il Mes, e mettere a disposizione dei paesi Ue il Sure pandemico, strumento basato anch’esso sui prestiti, ma solidale. Suggerimento originale e condivisibile. Resta da vedere se il governo Conte-Gualtieri, la cui maggioranza è spaccata sul Mes, saprà farne tesoro per la propria sopravvivenza a Roma e per la propria credibilità a Bruxelles, proponendo una soluzione nuova, di buon senso, vantaggiosa per tutti.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La nuova Cassa depositi e prestiti si presenta, e s’immagina nei prossimi tre anni: con un ruolo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Bisogna essere pazienti, è il mantra dei vertici della Bce. L’inflazione sta salendo, è vero, s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A valle di un Comitato controllo rischi e un collegio sindacale da cui emerge un importante deterio...

Oggi sulla stampa