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Pronto l’accordo Mediaset-Telefonica

L’atout di PierSilvio Berlusconi in Spagna è una doppia mossa. Uscire da Digital+, la piattaforma digitale finita nelle mire di Telefonica, ma mantenere lo stesso un piede nel paese. Mediaset, che ha un 22% e deve decidere che farne, cerca un accordo con Telefonica.
Ufficialmente c’è tempo la riposta arriverà domani, ma si delinea una soluzione win-win in queste ultime ore febbrili di trattative. Divorzio azionario, vendendo la quota agli spagnoli, ma matrimonio commerciale per fornire contenuti alla pay-tv spagnola. Come contropartita, secondo quanto riferito da Radiocor-Il Sole 24 Ore, gli spagnoli potrebbero entrare in Mediaset Premium, la pay-tv del Biscione.
Dalla serata dei palinsesti, l’evento clou che ogni anno raccoglie investitori e clienti della tv della famiglia Berlusconi, la sensazione è che a Cologno Monzese cercano di prendere senza lasciare. Da una parte gli spagnoli che sono diventati padroni di Digital+ (rilevando il 56% in mano a Prisa e salendo al 78%, cosa gradita anche al governo spagnolo che vuole salvare Prisa, che pubblica El Pais il più importante quotidiano del Paese), vorrebbero avere le mani libere e non avere a che fare con un socio di minoranza. Per quello hanno giocato d’anticipo, con un’offerta (non richiesta e non prevista) moto ghiotta, 355 milioni, a Mediaset. Dall’altra parte, gli italiani sono ingolositi, ma accettare significa dire addio alla Spagna. Ossia perdere un mercato strategico per la pay e rimanere limitati a un solo paese, l’Italia, peraltro in recessione. Ecco allora l’idea di un accordo che accontenti entrambi. Si doveva decidere due settimane fa, poi a sorpresa, la proroga delle trattative, segnale che le due parti volevano cercare un accordo più che liquidare semplicemente la partita con una semplice vendita o acquisto.
I 355 milioni messi sul piatto dagli spagnoli, che sono il 20% in più di quanto sarebbero obbligati a sborsare in base agli accordi previsti, consentirebbero a Mediaset di spesare quasi completamente il costo dei diritti per la Seria A: il gruppo si è aggiudicato per 370 milioni le migliori 8 squadre su digitale terrestre, il pacchetto che aveva anche prima, ma con un esborso maggiore, di circa 100 milioni. E rimarrebbe ancora intatto il tesoretto da 300 milioni grazie all’incasso del pacchetto di EiTowers.
C’è fretta di chiudere, soprattutto perchè la recessione non accenna a finire. Per la prima volta, da quando Mediaset organizza l’evento, l’azienda ha esordito parlando apertamente di uno scenario da «tsunami». «La crisi dura da troppo tempo, ci vogliono riforme»: l’osservazione di Piersilvio si presta a una lettura politica. È un endorsement per il Governo Renzi. Ma la “notizia” per il mercato, che vive di numeri più che di politica (e d’altronde quando si tra le più grandi aziende del paese si è buona regola tifare per il Governo in carica), è che la pubblicità continua a scendere. Arrivati al giro di boa di metà anno, Mediaset vede ancora il segno meno. Nel primo trimestre il calo della raccolta era stato del 2%. Nei tre mesi da aprile a giugno le cose potrebbero anche essere peggiorate con aprile giù del 5% (peggio del mercato, che ha accusato un -4%, dati Nielsen). A giugno, poi, c’è anche l’Effetto Mondiali: tutti incollati alla tv, ma Mediaset non trasmette le partite (in esclusiva a Sky con una piccola finestra della Rai), il che ha probabilmente dirottato altrove gli inserzionisti.
Considerando che l’estate è un periodo morto, rimane l’autunno e il Natale. Cosa su cui spera l’Upa, visto che l’associazione dei pubblicitari si attende un anno piatto (scenario che sconta dunque una ripresa nella parte finale per compensare il calo iniziale). PierSilvio è stato più cauto: «Speriamo in settembre, ma non c’è visibilità per ora» ha chiosato mentre esattamente un anno fa si esibiva un certo ottimismo: alcuni segnali lasciavano sperare in un’inversione, ma è stata solo una fiammata. Per questo la Spagna è un mercato troppo importante per uscire del tutto.

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