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Pronto il decreto Alitalia per la proroga, poi la frenata

Il testo con la proroga ad ottobre per la presentazione delle offerte per l’acquisizione di Alitalia è praticamente pronto. Così come il rinvio dei termini per la restituzione della prima tranche da 600 milioni del prestito ponte che viene spostata dal 30 settembre a fine anno, e fatta coincidere con il rimborso della prima tranche da 300 milioni. L’ingresso al Consiglio dei ministri di oggi pareva molto probabile sino a ieri pomeriggio, ma in serata è arrivato lo stop.
Il decreto fa slittare in avanti il timing che ha fissato per oggi la scadenza per la presentazione delle offerte, e per fine mese i termini per il negoziato per ottenere un miglioramento dell’offerta, uniformando le scadenze per il rimborso del prestito ponte da 600 milioni. Annunciato ieri in preconsiglio, poi le chance di approvazione si sono affievolite nel corso della giornata. Sulla proroga dei termini, il ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, si è limitato a dire: «si farà quel che si deve».
Il ricorso al decreto è legato al problema che alla scadenza odierna per le offerte non arriveranno le risposte attese dal governo e dai commissari straordinari. I potenziali acquirenti di Alitalia attendono che si chiarisca lo scenario politico prima di compiere ulteriori passi in avanti. Lufthansa ha condizionato il proprio interesse per l’Aviation della compagnia alla ristrutturazione che prima deve essere fatta dai commissari. L’offerta tedesca è stata respinta, i commissari straordinari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi, Stefano Paleari e il governo l’hanno giudicata insoddisfacente sul fronte degli investimenti e degli esuberi.
Sul fronte opposto hanno mostrato interesse per Alitalia anche il fondo Cerberus, easyJet, AirFrance-Klm e Delta Airlines che prima delle elezioni stavano lavorando alla creazione di una cordata, con ruoli diversi. Per gli ultimi due pretendenti, in realtà, l’interesse è mosso soprattutto per la preoccupazione che Alitalia possa finire nell’orbita Lufthansa, regalando al competitor di Star Alliance un mercato importante come quello italiano. Air France-Klm vuole che Alitalia resti dentro Sky Team e con Delta sta cercando una soluzione per tenere la compagnia italiana nell’alleanza commerciale, senza un diretto coinvolgimento nel capitale: materia di “scambio” è la nuova joint venture transatlantica, con criteri più flessibili per consentire ad Alitalia, di espandersi nel ricco mercato Nord americano. «non abbiamo fatto un’offerta – ha spiegato il direttore per l’East Mediterranean di Air France-Klm, Jerome Salemi, lo scorso 27 marzo dall’aeroporto di Fiumicino -, stiamo confrontandoci sullo sviluppo della joint venture transatlantica con una nuova governance che includa Alitalia come socio importante. Ma l’esito della trattativa è legato a chi sarà l’acquirente di Alitalia». La Jv vincola i partner fino al 31 marzo 2022, ma sul piatto Air France e Delta mettono la revisione degli attuali criteri che stanno stretti ai commissari di Alitalia, consentendo alla compagnia di espandersi sul ricco mercato Nord americano. A condizione ovviamente che la nuova Alitalia non sia comprata da Lufthansa.
Ma i pretendenti di Alitalia devono fare i conti con il quadro politico mutato, e con le posizioni espresse dai leader dei partiti che hanno vinto le elezioni: «Alitalia non va svenduta alle multinazionali o alle società straniere, ma valorizzata come compagnia di bandiera» ha tuonato il numero uno della Lega, Matteo Salvini. Il candidato premier M5S Luigi Di Maio ha spiegato la sua ricetta per Alitalia: «prima voglio metterla a posto e poi interloquire con gli altri soggetti». In questo nuovo quadro politico la Cassa Depositi e Prestiti può giocare un ruolo importante, sul modello utilizzato per Ilva: il presidente, Claudio Costamagna, ha ipotizzato un ingresso come partner finanziario e con una quota di minoranza. (si veda «Il Sole- 24 ore» del 28 marzo).
Se il decreto Alitalia appare in bilico, sembra sicuro invece il via libera alla proroga di Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ex Autorità per l’energia, in attesa del nuovo Governo. L’Autority è scaduta l’11 febbraio, ma opera per una prorogatio amministrativa di 60 giorni in virtù di un parere del Consiglio del Stato del 2010 per una situazione analoga. «Credo ci sarà una proroga – ha detto il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – è la soluzione migliore anche per il quadro politico. La sta considerando il premier».

Giorgio Pogliotti

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