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Pronti via Consob fa più forti le pmi

Si chiamano Azioni Sviluppo. Nascono da Borsa Italiana e Assolombarda con un preciso scopo: rendere la proprietà famigliare delle medie aziende italiane un valore, anche borsistico. Padrini delle neonate, lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo e Mediobanca. Il presupposto è semplice: se la contendibilità di una grande azienda è un valore che il mercato riconosce, lo stesso principio non vale necessariamente per le aziende di dimensione media o addirittura piccola. L’Italia è l’esempio più evidente al mondo. Nella patria delle pmi, dove l’imprenditore «è» l’azienda e molto spesso vi è totale identificazione, separare l’uno dall’altra può causare una divergenza di destini: l’imprenditore arricchisce (con benefici che si rifletteranno sulle generazioni a venire), l’azienda si avvia al ridimensionamento.
Identificazioni
Le public company basate in Italia sono rarissime. Molto più frequenti le aziende padronali, con tutto il bene che questa parola caduta in disuso racchiude. Cosa sarebbe stata Mediaset senza Silvio Berlusconi? O Luxottica senza Leonardo Del Vecchio? Sàfilo senza i Tabacchi? Indesit senza i Merloni? Caltagirone senza l’ingegnere? Tenaris senza i Rocca e giù fino alle piccole imprese di provincia? Bene, il nodo è proprio questo. Legare l’idea imprenditoriale a un nucleo di comando, sia per aziende quotate che non. Come? Emettendo azioni che nel momento in cui il controllante perde il controllo (per la vendita o per un’opa, anche ostile) si trasformino immediatamente (prima dell’opa) in azioni ordinarie. Azioni particolari che remunerino l’investimento più che le ordinarie, ma che si differenziano proprio per la loro convertibilità automatica dalle azioni di risparmio già esistenti (e senza particolari successi per i risparmiatori).
L’idea non è nuova. Nasce nel 2006 in seno ad Assolombarda e dopo una prima elaborazione da parte di Giorgio Basile, all’epoca consigliere incaricato per la Ricerca e successivamente vicepresidente con delega alla Finanza, viene supportata da Diana Bracco, allora presidente di Assolombarda e da Luca Garavoglia in una seconda fase, quando il presidente-azionista della Campari era delegato di Confindustria ai problemi di Finanza. Addirittura, nel 2007, l’iniziativa viene presentata ufficialmente. Nel 2008 riceve l’approvazione della Consob. Ma poi, al momento di partire, il mondo della finanza mondiale crolla e le Azioni Sviluppo finiscono in fondo al cassetto. Le ritira fuori, nelle ultime settimane, proprio Giorgio Basile, stavolta come presidente e amministratore delegato della quotata Isagro, che all’inizio del 2014 lancerà un aumento di capitale volto all’emissione dei nuovi titoli (vedi articolo sotto). In cosa consistono le Azioni Sviluppo? Sono titoli a tutti gli effetti rappresentativi del capitale, che basano il loro presupposto sulla riforma del Diritto societario del 2003 e che non richiedono modifiche di leggi.
Istantaneo
Nel momento in cui si verifica il cambiamento del controllo societario da parte del controllante, queste azioni sono già, a tutti gli effetti, ordinarie. E di questo dovrà tener conto anche chi ha intenzione di lanciare un’opa, perché i titoli si convertiranno automaticamente nel momento in cui le azioni del controllante si ridurranno a un livello uguale o inferiore al 30 per cento, oppure quando si realizzeranno le condizioni di un’opa obbligatoria. I titolari delle Azioni Sviluppo potranno insomma da un lato beneficiare nel maggior valore creato dall’azienda e dall’altro godere appieno del premio di maggioranza, mentre chi controlla l’azienda beneficerà della presenza di nuovi soci, legati da un particolare vincolo (anche legale) basato sulla fiducia.

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