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Pronti gli interventi Bce. Cautela tedesca

FRANCOFORTE — Finalmente è arrivata, dopo un mese di attesa, la riunione decisiva del Consiglio direttivo della Banca centrale europea sui provvedimenti per stabilizzare i mercati, prevista per questa mattina. Mentre nel primo pomeriggio il presidente Mario Draghi spiegherà le decisioni prese dai 22 membri dell’organo decisionale di Eurotower (assente il nuovo membro del board Yves Mersch, perché non è ancora stato esaminato dal Parlamento europeo e non può ricoprire l’incarico). A ridosso della decisione, si sono rincorse le ultime indiscrezioni sul piano della Bce, le ultime resistenze e le puntualizzazioni del governo tedesco, mentre i mercati sono rimasti cauti, tutto sommato ancora ottimisti.
Dai banchieri centrali i mercati si aspettano innanzitutto le nuove previsioni di crescita e di inflazione, in base alle quali la Bce potrebbe decidere anche un ritocco dei tassi di interesse attualmente allo 0,75%. Ma le attese maggiori si concentrano sulla spiegazione di Draghi sul piano di interventi non convenzionali in titoli di Stato di Paesi in difficoltà, da attuare a patto che gli Stati in questione chiedano aiuto alla Ue, secondo Draghi, a condizioni «severe». Mentre taluni operatori hanno frenato, perché il piano potrebbe essere meno dettagliato di quanto si attendano i mercati. Secondo le ultime indiscrezioni, i banchieri centrali prevedrebbero acquisti «illimitati» di titoli fino a tre anni, che verrebbero compensati con interventi di sterilizzazione (come già avveniva per il piano Smp precedente), per evitare un aumento eccessivo della creazione di moneta.
Al centro delle voci rimbalzate dai mercati anche una rinuncia allo status (di fatto) di creditore privilegiato della Bce nell’eventualità di tagli del debito.
Da qui l’ulteriore riduzione delle tensioni sui bond decennali italiani e spagnoli, favorito anche da un’asta di Bund andata male, con una domanda risultata inferiore all’offerta. Forse perché gli investitori hanno ritenuto rischioso esporsi ai prezzi elevati, con rendimenti molto bassi, dei titoli tedeschi, che ha ridotto lo spread con i titoli italiani fino a 402 punti base, risaliti in serata a 404, dai 428 dell’apertura. Nel frattempo, l’euro in ripresa ha chiuso a quota 1,26 dollari.
Mentre le borse valori, più nervose, hanno chiuso contrastate — Milano ha perso lo 0,62% e Londra lo 0,25%, mentre Parigi e Francoforte hanno guadagnato lo 0,2% e lo 0,46% — sulla scia di dati più negativi delle attese sulla crescita americana, mentre gli operatori sembravano più positivi sulla credibilità delle soluzioni in elaborazione nelle capitali europee per arginare la crisi.
Comunque sia, i mercati sono rimasti ancora ottimisti, nonostante il fatto che da Berlino sia trapelato, attraverso il parlamentare esperto di bilancio della Cdu, Norbert Barthle, una certa resistenza della cancelliera Angela Merkel riguardo alla durata — illimitata, e non temporanea — degli interventi in programma, perché altrimenti porterebbe alla confusione della politica monetaria con quella fiscale, «che non rientra nel mandato della Bce». Tuttavia, secondo Barthle, Merkel sarebbe rimasta diplomaticamente equidistante fra Draghi e Weidmann.
I mercati non hanno dato nemmeno troppo peso al vivace confronto che si prospettava per la cena informale di ieri sera e la riunione decisiva di oggi, dei 22 membri, dopo l’opposizione dichiarata dal capo della Bundesbank Jens Weidmann settimana scorsa sui rischi di monetizzazione del debito. Altro dissidio sarebbe rappresentato dal divario «Nord-Sud», emerso negli ultimi giorni.
Secondo varie fonti, il governatore olandese Klaas Knot, e altri imprecisati sostenitori, richiederebbe condizioni molto severe da imporre, per esempio alla Spagna, dopo la richiesta di aiuto al fondo salva Stati Efsf. Mentre il governatore spagnolo Luis María Linde sosterrebbe la linea di condizioni leggere. Poco chiaro, a questo punto, l’eventuale schieramento di Draghi — al Nord? — rispetto alle «condizioni severe» di cui avrebbe parlato a Bruxelles lunedì scorso, durante l’audizione a porte chiuse al Parlamento europeo.

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