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Pronti gli indicatori anti-fallimento ma cresce la richiesta di un rinvio

Gli indicatori delle crisi d’impresa che faranno scattare le nuove procedure di allerta, previste dal Dlgs 14/2019 per anticipare l’emersione delle difficoltà ed accrescere le chance di risanamento, sono pronti. A un anno all’entrata in vigore della riforma introdotta dal Codice della crisi, sono ancora molti i passaggi e gli adempimenti normativi e organizzativi da effettuare perché il 15 agosto 2020 per far partire la nuova disciplina. E si fa strada la richiesta di un avvio soft, che riduca l’impatto sul sistema imprese, magari escludendo le più piccole e sulle Camere di commercio, chiamate a svolgere un ruolo centrale nella gestione delle misure di allerta (la novità più rivoluzionaria del Codice) e nel tentativo di superamento delle crisi. Secondo un sondaggio effettuato da Pwc Tls a giugno, solo una minima percentuale di imprese era al passo con le nuove regole sulle crisi (si veda l’articolo in basso) .

Cruciali i prossimi mesi

A inizio settembre il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti presenterà gli indicatori della crisi al ministero dell’Economia. L’obiettivo è il varo entro fine anno. A settembre dovrebbero però anche essere predisposti i Decreti legislativi correttivi promessi dal ministero della Giustizia.

Ma bisognerà fare i conti con la crisi di Governo e le sue eventuali evoluzioni.

Gli indicatori

Niente algoritmi complicati ma criteri d’interpretazione che permettano di valutare i risultati delle formule classiche di analisi dei bilanci. Il timore è infatti che il proliferare di allerte inutili, cioè relative ad aziende non davvero in crisi, inceppi l’intero meccanismo, intasando gli Ocri (i nuovi organismi di composizione che dovranno nascere presso le Camere di commercio) e vanificando l’obiettivo principe del Codice, cioè la continuità aziendale.

L’allerta punta infatti a evitare che le difficoltà emergano quando ormai l’azienda non è più salvabile , con pesanti conseguenze per creditori e dipendenti. Ma per funzionare deve cogliere nel segno. Per questo l’indicatore cardine sarà la capacità di un’impresa di far fronte con i flussi di cassa agli impegni verso i creditori. «Le altre sono formule storiche, poi però bisogna esaminare la situazione attuale e questo è possibile solo con il Dscr (Debt Service Coverage Ratio), che permette di comprendere se il cash flow prodotto dall’impresa è adeguato agi impegni finanziari» dice Andrea Foschi, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti con delega alle procedure concorsuali.

Le proroghe

Secondo i commercialisti, l’analisi dei flussi di cassa, soprattutto per le piccole imprese, rappresenta un cambio epocale: per questa tipologia di aziende chiedono quindi una scadenza più lunga rispetto al 15 agosto 2020. «Ma va rinviato anche il termine del 16 dicembre per la nomina degli organi di controllo da parte delle Srl: deve avvenire con l’approvazione dei bilanci perché nominare un soggetto che diventa responsabile per l’esercizio precedente non ha senso», spiega Foschi. Dopo l’innalzamento dei parametri inizialmente previsti dal Codice, saranno circa 80mila le Srl obbligate a questo adempimento (con i parametri precedenti sarebbero state 180mila).

La richiesta di un’applicazione graduale viene anche da Unioncamere, che teme l’ingolfamento degli Ocri, a causa del numero eccessivo di procedure (stimate in 35mila). Per prepararsi alla riforma, Unioncamere sta predisponendo un regolamento tipo per rendere omogeneo il funzionamento degli Ocri su tutto il territorio nazionale e una piattaforma telematica e per facilitare la gestione dei documenti.

Bianca Lucia Mazzei

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