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Pronti al debutto 8mila conciliatori

di Antonello Cherchi

Il 20 marzo, quando scatterà la conciliazione obbligatoria, scenderanno in campo almeno 8mila nuovi mediatori. Sono i professionisti iscritti agli albi che hanno già completato la formazione e sono pronti a fare da paciere. Il tutto sempreché non arrivi uno stop dell'ultimo minuto: mercoledì il Tar Lazio dovrà infatti decidere sul ricorso contro il regolamento attuativo della conciliazione presentato dagli avvocati dell'Oua.

Per il momento, però, macchina avanti. Ottomila conciliatori sono pronti a contendere il terreno proprio agli avvocati, da sempre contrari alla riforma, e principali ispiratori della proroga di un anno relativa alle materie di condominio e incidenti stradali. E se per i legali – data la situazione – è difficile stimare quanti saranno coloro che dal 20 marzo (anzi per l'esattezza da lunedì 21) indosseranno la "giacca" del mediatore, per molte altre professioni interessate i numeri sono piuttosto chiari.

I più determinati sono i dottori commercialisti ed esperti contabili. «Ci sono già 5mila colleghi pronti a partire – spiega Felice Ruscetta, che siede nel consiglio nazionale –. E il numero aumenta di giorno in giorno». I dottori commercialisti si sono anche accreditati come organismi di mediazione: «Al momento – prosegue Ruscetta – sono impegnati alcuni ordini e la fondazione "Adr commercialisti", partecipata al 100% dal consiglio nazionale». Numeri importanti li metteranno in campo anche i consulenti del lavoro: «Mille sono già pronti e altri mille diventeranno conciliatori a breve», afferma Rosario de Luca, presidente della fondazione studi della categoria. Che aggiunge: «A giorni il consiglio nazionale otterrà l'accreditamento e a ruota seguiranno gli ordini provinciali».

Ai blocchi di partenza ci saranno anche circa cento notai. «Il notariato, che dal 2005 può contare su Adr notariato che si è già accreditato come organismo di conciliazione, ha intenzione – spiega Paolo Setti, vicepresidente del consiglio nazionale – di intervenire anche sul versante della formazione».

La conciliazione ha dato però una scossa anche alle altre professioni, tradizionalmente più "lontane" dal pianeta giustizia. A partire da agronomi, agrotecnici e periti agrari che il 21 marzo schiereranno almeno 1.500 mediatori. «Gli agronomi formati – sottolinea Andrea Sisti, presidente del consiglio nazionale – saranno 500-600. Abbiamo, inoltre, chiesto di accreditare come organismo di conciliazione sia il consiglio nazionale sia una decina di ordini». Oltre 500 saranno anche i conciliatori-agrotecnici: «Ma potrebbero arrivare – commenta il presidente Roberto Orlandi – a quota 800». I periti agrari saranno 120. «E i numeri sono destinati a crescere», afferma il presidente Andrea Bottaro.

Per ingegneri, architetti e geometri la situazione è diversificata. I geometri hanno già formato 600 mediatori. «Ma – aggiunge il consigliere Antonio Benvenuti – c'è una forte richiesta. Il 30 marzo, in una riunione con tutti i presidenti dei collegi provinciali, decideremo se accreditare il consiglio nazionale». Più cauti ma interessati gli architetti. «Siamo stati rallentati dal tira e molla sulla proroga» dichiara il presidente del consiglio nazionale Massimo Gallione. Stessa situazione per gli ingegneri. «Non sappiamo – afferma il consigliere nazionale Roberto Brandi – quanti siano i conciliatori già formati, ma c'è fermento. Come consiglio nazionale abbiamo già approntato il regolamento con le linee guida per gli ordini che desiderano diventare organismi di conciliazione».

Pochi – ma solo per ora – i conciliatori nelle fila dei periti industriali. «Il consiglio nazionale – spiega il presidente Giuseppe Jogna ha però presentato la richiesta di accreditamento». Tutto da fare, invece, per i geologi. «Sono stati rinnovati i vertici del consiglio nazionale – spiega il presidente Gian Vito Graziano – e siamo stati presi da altri problemi. Ma recupereremo».

E gli avvocati? Di certo c'è che 14 ordini si sono già accreditati e da un'indagine del consiglio nazionale forense è risultato che altri 104 sono interessati a farlo. La posizione dell'avvocatura sulla riforma, però, rimane molto critica. «Il regolamento sulla conciliazione è viziato da un eccesso di delega ed è anticostituzionale – sottolinea Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua – e anche se il Tar mercoledì dovesse darci torto, andremo al consiglio di Stato. È tutta la legge a dover essere modificata, a cominciare dall'aspetto dell'obbligatorietà della conciliazione, destinato a fallire».

 

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