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«Pronti ad acquistare bond sovrani»

Dal nostro corrispondente
Il presidente della Banca centrale europea ha colto ieri la sua ultima audizione dell’anno dinanzi al Parlamento europeo qui a Bruxelles per tratteggiare un suo piano d’azione europeo nel 2015, indispensabile per rilanciare la crescita economica. Chiedendo maggiori sforzi da parte dei governi per riformare le economie nazionali, Mario Draghi si è detto comunque pronto, se necessario, a nuove misure straordinarie per contrastare la deflazione, tra cui acquisti di titoli di stato.
«Il 2015 deve essere l’anno nel quale tutti gli attori della zona euro, governi nazionali così come istituzioni europee, devono mettere in pratica una strategia comune per riportare l’economia sui giusti binari», ha detto Draghi. «La politica monetaria da sola non potrà fare tutto». L’istituto monetario presenterà in dicembre nuove stime economiche che rischiano di essere particolarmente deludenti. Draghi ha parlato di una crescita che «si è indebolita».
«La politica monetaria ha fatto molto», ha poi precisato il presidente della Bce. «Può fare ancora di più se in cambio i governi adotterranno riforme economiche. Non può tuttavia fare tutto». In Parlamento, Draghi ha aggiunto che vi è «un bisogno urgente di mettersi d’accordo su impegni di riforma a breve termine nei paesi membri» così come «sulla posizione di bilancio aggregata della zona euro», su una strategia di investimenti e su una visione di lungo-termine per condividere le sovranità nazionali.
L’istituto monetario è pronto a introdurre ulteriori misure straordinarie per riportare l’inflazione entro gli obiettivi della Bce: «Se necessario (…) il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a utilizzare nuovi ulteriori strumenti non convenzionali, all’interno del suo mandato (…) Nuove misure non convenzionali potrebbero includere l’acquisto di una varietà di attivi finanziari, tra i quali obbligazioni pubbliche». La possibilità è criticata da alcuni paesi, tra cui la Germania.
L’istituto monetario ha deciso di ridurre il tasso di riferimento allo 0,05%, di imporre alle banche un tasso negativo sui depositi, di organizzare nuove pronti contro termine, e di annunciare nuovi acquisti di titoli sul mercato. «Vi sono chiare indicazioni che il nostro pacchetto di misure per aiutare il credito all’economia sta avendo benefici tangibili. Dall’inizio di giugno, i tassi di mercato a termine hanno mostrato bruschi cali». Manca però ancora un impatto chiaro sulle piccole imprese, ha ammesso Draghi.
Nella sua audizione, il banchiere ha voluto anche precisare il suo pensiero sul futuro della zona euro. Ha sottolineato l’importanza di condividere ulteriore sovranità per rafforzare l’unione monetaria e rilanciare la crescita economica in modo durevole. «Dobbiamo espandere l’area di regole comuni». Due le strade da percorrere. La prima potrebbe essere quella di «una comune governance nell’adozione di riforme strutturali». La seconda è «di passare da regole comuni a istituzioni comuni».
Infine, nella sua capacità di presidente del Consiglio europeo dei rischi sistemici (noto con l’acronimo inglese Esrb), lo stesso Draghi ha invitato Italia, Lussemburgo, Polonia, Romania e Spagna ad approvare al più presto una legislazione che crei «una capacità istituzionale a livello nazionale che migliori l’efficacia della funzione macroprudenziale». Secondo l’Esrb, l’Italia è in ritardo nel processo di attuazione della raccomandazione europea in questo campo.
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