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Pronte le previsioni dell’Europa: crescita stabile, deficit verso l’aumento

La Commissione europea oggi pubblica le previsioni economiche d’inverno. Le aspettative sono per una revisione contenuta della crescita italiana rispetto alle stime autunnali, come del resto aveva anticipato una settimana fa a Milano il direttore generale degli Affari economici e finanziari della Commissione, Marco Buti, a margine di un convegno: «Non mi aspetto che ci sia uno stravolgimento». I nodi da sciogliere restano deficit e debito.
Sull’Italia circola l’indiscrezione, non confermata, di un deficit/Pil quest’anno al 2,5% contro la stima del governo del 2,4%, con l’aggiunta delle spese per i migranti dello 0,2% che potrebbe però non essere riconosciuta valida ai fini del rispetto del patto di Stabilità. Vi saranno poi indicazioni sulle valutazioni di Bruxelles sui nostri conti pubblici e sul rispetto della regola del debito, che aveva già suscitato i dubbi della Commissione, tanto che a fine anno ha sospeso il giudizio sulla legge di Stabilità 2016.
Quanto alla crescita, lo scorso autunno la Ue prospettava per l’Italia un +0,9% nel 2015 e un +1,5% nel 2016. «È possibile una limatura verso il basso – spiega Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo –. Il consenso degli economisti per il 2016 e il 2017 è di un Pil all’1,3%. Le nostre previsioni sono di 1,2% per quest’anno e dell’1,4% per il prossimo. Sono intervenuti diversi fattori: il rallentamento dei Paesi emergenti, la Cina, gli Usa che crescono meno delle aspettative e il crollo del prezzo del petrolio, che se da un lato è positivo perché spinge i consumi interni, dall’altro incide negativamente sulla domanda dei Paesi Opec e non-Opec, come la Russia, da cui dipende molto del nostro export». Insomma, «serve cautela – osserva De Felice – ma uno o due decimali in meno per l’Italia non sono uno stravolgimento». A destare preoccupazione resta l’inflazione. Per Marco Valli, capoeconomista Area euro di Unicredit, «le stime di crescita dovrebbero rimanere abbastanza invariate rispetto all’ultimo update della Commissione, mentre quelle di inflazione di breve termine verranno significativamente abbassate a causa della discesa del prezzo del petrolio».
Le previsioni di inverno saranno alla base dei Rapporti Paese sugli squilibri macroeconomici: le relazioni tecniche presentate a metà febbraio da cui scaturiranno le conclusioni politiche che confluiranno nelle Raccomandazioni di maggio della Commissione. Per stabilire se concedere o meno la flessibilità, invece, l’esecutivo Ue si baserà su una serie di requisiti e sulle previsioni di primavera. «In una situazione così tesa dei mercati finanziari – conclude De Felice – le stime di oggi sono un segnale importante per capire la direzione in cui va l’eurozona e l’Italia».
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