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Pronta la risoluzione «taglia cuneo»

Vincolare già dal 2014 i risparmi della spending review e i proventi della lotta all’evasione alla riduzione del cuneo fiscale. Con l’obbligo di farli confluire in un apposito Fondo automatico e di indicare in modo chiaro nel prossimo Def gli obiettivi di riduzione della spesa e della pressione fiscale anche per allineare progressivamente il peso delle tasse sul lavoro al livello medio dell’Eurozona. È questo il pilastro su cui è costruita la risoluzione per mettere nero su bianco l’automatismo tra tagli di spesa e alleggerimento del cuneo che dovrebbe essere votata oggi dalla commissione Bilancio della Camera, dove è iniziato l’esame della legge di stabilità. Un risoluzione, voluta dal presidente della stessa Commissione, Francesco Boccia (Pd), che dovrebbe fare da apripista a un emendamento (probabilmente del relatore) sulla nascita del nuovo Fondo automatico taglia-cuneo.
«Mi aspetto un ampio consenso, anche da parte delle opposizioni, che dovrebbe spianare la strada a un emendamento del relatore o dei gruppi parlamentari che dovrebbe ricalcare il testo della risoluzione», sottolinea Boccia. Il testo è pronto da ieri sera (il relatore della risoluzione sarà il Pd Luigi Bobba). Tutti i partiti dell’attuale maggioranza (Pd, Ncd, Sc) sono già d’accordo con l’attivazione del meccanismo per destinare obbligatoriamente i risparmi della “spending” targata Cottarelli alla riduzione della tassazione sul lavoro e sulle imprese. A cominciare da quelli aggiuntivi rispetto alla dote già prevista dalla legge di stabilità: 3,6 miliardi nel 2015, 8,3 nel 2016, 11,3 nel 2017. Ma la maggioranza punta anche ad anticipare già al prossimo anno in toto, o almeno in larga parte, i 3,6 miliardi di risparmi attesi per il 2015. E la commissione Bilancio è pronta a muoversi in questa direzione, come lascia intendere il relatore della “stabilità” Maino Marchi (Pd). In tanto il commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, sta accelerando sul suo piano d’azione: ieri ha riunito a palazzo Chigi tutti i 25 gruppi di lavoro (di cui fanno parte anche rappresentanti dei ministeri e degli enti territoriali) per definire metodo e strategia da seguire. L’obiettivo resta quello di completare la prima ricognizione sulla spesa tra la fine di dicembre e l’inizio del prossimo anno (al più tardi a febbraio). Il tutto per individuare le prime proposte di tagli selettivi da sottoporre al Governo al massimo a marzo.
Secondo la maggioranza la dote della “spending” dovrà essere integrata, oltre che con le somme recuperate con gli interventi anti-evasione, anche dalle risorse collegate ad alcuni possibili nuovi ritocchi alla “stabilità” che sono in rampa di lancio in Commissione. A partire dalla cosiddetta web tax, lanciata proprio da Boccia nelle scorse settimane, e dalla revisione della Tobin tax su cui punta il Pd ma non tutta la maggioranza.
In ogni caso la risoluzione rappresenta il primo passo concreto per recepire l’appello lanciato congiuntamente dalle parti sociali il 24 novembre e subito recepito da Enrico Letta. E lo stesso Boccia lo conferma: «La risoluzione è una risposta immediata e costruttiva a questo appello e all’impegno del premier».
Ma in Commissione si giocheranno anche altre partite. Compresa quella, con tutta probabilità, sull’Imu. Il relatore non esclude che la soluzione per evitare il pagamento a gennaio della mini-rata possa entrare nella legge di stabilità.
Sicuramente la maggioranza, sotto la spinta del Pd, cercherà di rendere più soft il blocco dell’indicizzazione sulle pensioni e di intervenire su esodati e Cig in deroga. Tra gli altri nodi rimasti in sospeso al Senato, saranno sicuramente affrontati anche quelli degli stadi e delle spiagge. Palazzo Madama ha già calendarizzato per il 23 dicembre il nuovo passaggio in Aula del testo della stabilità di ritorno da Montecitorio. La Camera dovrà quindi fare i conti anche con la ristrettezza dei tempi a disposizione. Domani scade il termine per la presentazione degli emendamenti. E la Commissione conta di chiudere i lavoro il 14 o il 16 dicembre per far approdare il testo in Aula a Montecitorio tra il 17 e il 18 dicembre.

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