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Il promoter mente sulla gestione, la banca paga

La banca deve risarcire i danni se il promotore finanziario “nasconde” dolosamente l’andamento negativo della gestione patrimoniale. In una tale situazione, infatti, chiarisce la Corte di cassazione a(sentenza 18363) si può presumere l’esistenza di un nesso tra l’illecito e il danno subìto dall’investitore, consistito nella perdita totale o parziale del capitale. Al promotore e alla banca resta la possibilità di fornire la prova contraria dimostrando il rispetto del profilo di rischio del cliente e che le perdite si sarebbero comunque verificate, in misura pari o diversa, anche senza l’illecito del promotore. La banca e il promotore sono tenuti inoltre a dimostrare che il cliente non avrebbe disinvestito neppure se fosse stato messo al corrente dell’andamento negativo.
La Suprema corte accoglie il ricorso per il riconoscimento dei danni anche non patrimoniali, e annulla rinvio. Secondo il Tribunale (la Corte d’appello aveva considerato il ricorso inammissibile) i clienti della banca non avevano fornito la prova che il promotore avesse effettuato investimenti in contrasto con la linea richiesta dai risparmiatori e non coerenti con il loro profilo di rischio.
I giudici di merito, pur prendendo atto che il promotore dissimulava le perdite con la clientela – come accertato dal giudice in sede penale dove il promotore aveva patteggiato per truffa – avevano affermato che la gestione “omertosa” non bastava a stabilire un adeguato nesso di causalità con il danno per il quale veniva chiesto il risarcimento. Per il Tribunale i clienti avrebbero dovuto provare il nesso tra danni e cattiva gestione, dimostrando di aver confidato su un patrimonio in realtà inesistente assumendo impegni economici insostenibili, e prospettando che, se informati della reale situazione, avrebbero investito in modo diverso il capitale.
Per la Cassazione i giudici di merito hanno sbagliato nell’addossare agli attori l’onere di provare che il promotore aveva fatto investimenti non in linea con la gestione pattuita. Allo stesso modo avevano errato anche nel valutare la prova – certo gravante sui clienti – del nesso causale tra danno e illecito, senza dare dato un peso presuntivo, alla condotta del promotore, agli obblighi di diligenza e alla contestazione del reato di truffa. Per quanto riguarda la quantificazione del danno la Cassazione precisa che, di regola, coincide quanto meno con la perdita del capitale investito. Essendo questo il rischio che il risparmiatore ben informato non si sarebbe addossato. Per quanto riguarda il pregiudizio non patrimoniale non può essere escluso e va provato dal danneggiato.

Patrizia Maciocchi

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