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Project bond solo per nuove opere

Numerose novità per infrastrutture e appalti negli emendamenti presentati dai due relatori al decreto legge sviluppo, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd). Come anticipato dal Sole 24 Ore, viene proposta la norma che abbassa da 500 a 100 milioni la soglia per il credito di imposta in favore delle opere finanziate con capitali privati. L’annuncio della disponibilità del Governo ad andare in questa direzione era stato dato nei giorni scorsi dal viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, dopo che le imprese – Confindustria in prima fila – avevano chiesto a gran voce l’allargamento della platea delle opere beneficiarie dell’agevolazione. Per la commissione Bilancio, peraltro, l’emendamento «risulta suscettibile di deterrminare maggiori oneri» e non si può escludere qualche ulteriore aggiustamento.
La sorpresa in commissione Industria è arrivata ieri, invece, sul project bond, una disciplina che a questo punto sembrava completata, dopo tre interventi nel giro di un anno, ma che invece viene riaperta con una modifica pesante: la possibilità di emettere questo tipo di obbligazioni viene esplicitamente allargata alle reti tlc, ma viene al tempo stesso esclusa per le cosiddette opere «brownfield», vale a dire le opere già realizzate o in corso di realizzazione per cui l’emissione del bond serve a rifinanziare il debito già prodotto in precedenza per sostenere l’intervento.
È una modalità utile soprattutto per quei concessionari (autostrade o reti elettriche, per esempio) che rientrano dal debito contratto su un’opera per utilizzare i fondi su un’altra opera. Soprattutto, quella «brownsfield» è una modalità che tutti gli osservatori – a partire dalla Cassa depositi e prestiti – avevano individuato come terreno ideale per sperimentare anche in Italia un intervento finanziario così complesso.
Un’altra novità importante è la precisazione che la responsabilità solidale dell’appaltatore per i mancati pagamenti dei subappaltatori in materia di contributi e Iva non riguarderà il settore dei lavori pubblici. Anche qui un cambiamento tutt’altro che marginale, stavolta di segno positivo per le imprese che avevano reclamato la cancellazione della norma. Anche qui, però, la commissione Bilancio ha sollevato una perplessità perché la norma «comporta maggiori oneri di bilancio».
Sempre in materia di appalti, viene introdotta una norma curiosa e ancora sfavorevole alle imprese, che dovranno pagare alle stazioni appaltanti committenti la pubblicazione sulla stampa della notizia dell’avvenuta aggiudicazione di una gara.

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