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Project bond, si scaldano i motori

Leva fiscale in soccorso dei project bond. Il recente decreto sviluppo-bis ha infatti previsto un credito di imposta al 50% sull’Ires e sull’Irap connesse alla realizzazione e gestione di nuove opere infrastrutturali di importo superiore a 500 milioni di euro. La disposizione, valida fino al 31 dicembre 2015 potrebbe rendere ancora più appetibile il ricorso a questo strumento per finanziare nuove infrastrutture per un controvalore potenziale di almeno 300 milioni di euro, come ha spiegato l’11 ottobre alla camera, nel corso di un’audizione in commissione lavori pubblici del Senato, il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia.

Con i project bond, insomma, si potrebbe dare una risposta all’esigenza di investimenti in infrastrutture di cui il paese ha bisogno.

I project bond, cioè le emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto, il cui rimborso dipende in buona misura dai flussi finanziari che il progetto è in grado di assicurare, sembrano convincere gli operatori del settore. Che li ritengono particolarmente indicati per coinvolgere capitali privati nella realizzazione di grandi opere e infrastrutture, sia pubbliche che private, attraverso però un rafforzamento del merito dei crediti collegati a tali opere.

La nuova disciplina in materia di project bond completa il quadro normativo necessario per l’applicazione dello strumento. Dal punto di vista civilistico, è stato esteso l’ambito dei soggetti emittenti, che ora include, oltre alle società di progetto ex art. 156 Codice appalti, anche le società di partenariato pubblico-privato nonché quelle titolari di autorizzazioni relative ad infrastrutture nel settore del gas e delle reti elettriche.

Tra le novità più rilevanti c’è l’eliminazione dell’obbligo di garanzia ipotecaria oltre al chiarimento che i project bond possono essere emessi anche per rifinanziare opere già realizzate.

Dal punto di vista del regime fiscale applicabile, sono stati rimossi i principali ostacoli che hanno sinora di fatto reso lo strumento del project bond inattuato. E da ultimo, il credito d’imposta Ires e Irap sulle nuove opere.

Le principali modifiche apportate alla disciplina dei project bonds contenuta nel Codice degli appalti ad opera dapprima del dl 1/2012 (il cosiddetto Decreto Salva-Italia), successivamente del dl 83/2012 (il cosiddetto Decreto Crescita e Sviluppo) e, da ultimo, dal dm 7 agosto 2012 sono l’eliminazione della necessità della garanzia ipotecaria pro quota; l’estensione del novero dei soggetti che possono emettere i project bonds, inizialmente riservata alle sole società di progetto di cui all’articolo 156 del Codice appalti, anche alle società titolari di un contratto di partenariato pubblico privato ai sensi dell’articolo 3, comma 15-ter del Codice degli appalti, alle società titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture di trasporto di gas e delle concessioni di stoccaggio di gas, alle società titolari di autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture del «Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica» e alle società titolari delle autorizzazioni per costruzione e gestione di terminali di rigassificazione LNG.

E ancora, la nominatività obbligatoria del titolo, una serie di deroghe alla disciplina codicistica delle obbligazioni e, in particolare la deroga ai limiti quantitativi delle obbligazioni, ai quorum per l’assemblea degli obbligazionisti, al meccanismo di sorteggio per il rimborso e, infine, un trattamento fiscale di favore.

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