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Progetto Italia arriva al traguardo Supergruppo Salini-Astaldi-Cdp

Ultime trattative nella notte per dare il via a Progetto Italia. I contorni complessivi dell’operazione che porterebbe alla creazione di un supergruppo delle grandi opere che potrà competere a livello internazionale e che entrerebbe nella top ten europea sono ormai certi.
Il cda di Cassa Depositi Prestiti ha dato il suo avvallo determinante ieri pomeriggio, mentre nella notte si è tenuta una seduta no stop del cda di Impregilo Salini per limare gli accordi tra il gruppo romano, leader del settore in Italia, e le banche. Apuntare sulla chiusura dell’operazione è stato per primo il mercato, visto che ieri – scommettendo sul via libera definitivo – gli investitori hanno comprato i titoli di Impregilo in Borsa, facendo salire le quotazioni del 5,98%.
Ma il quadro – secondo fonti finanziarie – è ormai delineato e oggi si attende l’annuncio ufficiale. Di fatto, siamo di fronte a una operazione industriale di sistema varata da un lato per dare una prospettiva a una serie di aziende che affrontano un periodo di crisi e dall’altra creare una nuova entità che sia in grado di tenere testa ai grandi colossi mondiali nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture, Al centro dell’operazione c’è Impregilo Salini, numero uno in Italia con 35 mila dipendenti sparsi in 50 Paesi con una semestrale approvata l’altro giorno che vede un giro d’affari salito a 2,7 miliardi. Di fatto Salini interviene per il salvataggio del gruppo Astaldi, il cui cda oggi riceverà la proposta definitiva e potrà portare le carte in Tribunale per sbloccare la procedura concorsuale in cui si trova dal 18 dicembre scorso.
Ma l’operazione ha visto anche il ruolo attivo della Cassa Depositi Prestiti, intervenuta per favorire la crescita dimensionale del settore, aperta da ora in poi anche ad altri soggetti che vorranno farne parte. Una necessità, visto che il settore sta attraversando un momento finanziariamente difficile, con vari gruppi in difficoltà (da Condotte a Cmc).
Il complesso quadro dell’accordo parte da un aumento di capitale da 225 milioni di Astaldi, riservato a Salini, un aumento da 600 milioni di quest’ultima e un finanziamento da quasi un miliardo. L’aumento di Salini è da ripartire tra Salini Costruttori (50 milioni), Cdp (250), le banche (150) e il mercato (150). Il finanziamento è di 200 milioni per le esigenze di cassa di Astaldi, 384 milioni dalle banche, e altri 200 milioni per rifinanziarne il prestito obbligazionario.
Gli accordi di governance, che a lungo hanno diviso Salini Impregilo e Cdp, prevedono un cda di 15 membri, di cui 9 nominati dal gruppo delle costruzioni, 5 dalla Cassa e 1 dalle banche, nonché di un comitato strategico in cui i rapporti sono invertiti, con 3 membri nominati da Cdp e 2 da Salini. Risolto anche il nodo delle azioni Salini in pegno ai francesi di Natixis: Cassa aveva imposto come conditio sine qua non che il pegno venisse spostato sulle banche italiane. Così è stato: non sarà più legato all’andamento del titolo in Borsa ma a una serie di performance aziendali.
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