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Profumo: “Rimborso Monti bond non scontato”

SIENA — Mps approva il bilancio in rosso per 3,17 miliardi e – con un plebiscito del 99,99% dei presenti – l’azione di responsabilità extracontrattuale contro gli ex vertici (Giuseppe Mussari e Antonio Vigni), Nomura e Deutsche Bank, cui intende chiedere 1,2 miliardi di danni per le passate operazioni. Il titolo senese in Borsa ha guadagnato il 6,44%, tra i migliori anche per il calo dello spread. Mps è molto investita in Btp, e in derivati creditizi come Alexandria e Santorini che hanno i Btp per sottostante e sono al centro delle indagini, e dei risarcimenti chiesti dal management. «La banca ha superato egregiamente i problemi scoppiati a gennaio – ha detto l’ad Viola -. Prima di allora avevamo un trend molto positivo nella raccolta, poi il danno reputazionale ha invertito la tendenza. Ma il trend positivo è ripreso in marzo e aprile».
In assemblea, il presidente Alessandro Profumo ha dato prospettive anche sulla difficile restituzione del prestito statale da 4 miliardi. «Ritengo che ce la possiamo fare, ma nulla è scontato», ha detto. Servirà l’aumento da un miliardo del 2014, ma prima occorre il via libera Ue ai Monti bond, entro giugno. «Cercheremo azionisti che condividano il progetto, ma che non siano un altro gruppo bancario», ha aggiunto e sui potenziali sottoscrittori ha detto: «Solo con nuovo capitale si mantiene a Siena la banca. Se la città volesse sottoscrivere l’aumento noi siamo i più felici del mondo: costituisca un veicolo e investa. Oggi vi assicuro che azionisti all’orizzonte non ce ne sono». Profumo ha ricordato che sia la Banca d’Italia sia l’Unione europea hanno chiesto a Mps di togliere dallo statuto il tetto di voto al 4% – esclusa la fondazione – «e credo che entro breve l’assemblea tornerà a riunirsi per discutere la cosa». La rimozione del tetto di voto spaventa la fondazione azionista al 34,1%, che rischia di perdere il controllo non avendo soldi per l’aumento. «Rimuovere il vincolo è un’opinione personale dei manager – ha detto Gabriello Mancini, presidente dell’ente che scade in estate e non sarà rinnovato –. Riconosciamo le nostre scelte ed errori, ma nei tre mesi che restano non ci faremo condizionare, svolgendo il ruolo di azionista con grande fermezza e rivendicando le scelte strategiche, anche sui soci».
Nelle stesse ore due rappresentanti di Nomura, sembra legali americani, con l’avvocato Guido Alleva rendevano una visita di cortesia
ai pm senesi, per collaborare fattivamente all’indagine. Il 16 aprile i tre pm Natalini, Nastasi e Grosso chiesero il sequestro urgente di 1,8 miliardi di garanzia che Mps ancora versa in un conto tedesco di Nomura, per colmare il deprezzamento del collaterale in Btp. I magistrati avevano sequestrato beni anche a Mussari (2,2 milioni), Vigni (9,9 milioni) e Gianluca Baldassarri (2,3 milioni), e accusato i tre ex vertici Mps – con l’ex presidente Nomura Sadeq Sayeed e al dirigente Raffaele Ricci – di usura e truffa pluriaggravata, per avere realizzato nel 2009 il riassetto di Alexandria a fini di tornaconto personale: i manager per conservare potere a Siena, Nomura approfittando della debolezza di Mps ottenendo commissioni per 88 milioni. La visita dei legali Nomura – dagli Usa – era programmata da giorni, da prima che venerdì il gip senese Ugo Bellini bloccasse il decreto dei pm (che stanno preparando il ricorso), non ravvisando estremi di urgenza, e trovando debole l’accusa di usura. Un provvedimento, quello del gip, che di fatto smonta le tesi dei pm, sottolineando che «non risultano i vantaggi economici» ipotizzati dai pm in relazione a Mussari, Vigni e Baldassarri, e neanche quelli «indebiti e sproporzionati» che sempre secondo l’accusa avrebbe avuto la Nomura.

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