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Profumo: nessuna scalata in corso su Mps

Un vertice tra Banca e Fondazione Mps. Oggetto dell’incontro riservato tenutosi a Siena: le mosse del gruppo di Rocca Salimbeni in vista dell’emissione da 3,9 miliardi di Monti bond, che sarà sottoscritta dallo Stato; e il balzo del titolo in Borsa, che in pochi giorni ha guadagnato il 40% arrivando a sfiorare i 30 centesimi (+1,44% ieri a 0,2965 euro), con più di un interrogativo senza risposta sull’origine degli acquisti.
Alessandro Profumo e Fabrizo Viola, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Banca Mps, hanno varcato il portone di Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione Mps, nella mattinata di ieri: ad attenderli c’era la deputazione (consiglio d’amministrazione) dell’Ente che rappresenta il loro maggior azionista (controlla il 34,9% del capitale), presieduta da Gabriello Mancini.
«Nessuna scalata in corso» è il messaggio che i due manager hanno portato ai vertici della Fondazione. Il rialzo del titolo sarebbe il risultato di un disallineamento dei valori di mercato e del miglioramento di alcuni parametri critici, come lo spread Btp-Bund che ha penalizzato in modo particolare chi, come Banca Mps, ha in portafoglio grandi quantità di titoli di Stato italiani (circa 24 miliardi nel caso di Rocca Salimbeni). Dopo aver incassato l’ok della Fondazione al piano dei Monti bond, Profumo e Viola hanno espresso nel pomeriggio, durante il comitato esecutivo della banca, la stessa tranquillità sulla situazione di Borsa.
Siena non crede che ci sia una regia nascosta, dietro gli acquisti massicci di azioni Montepaschi (anche ieri quasi 500 milioni di pezzi scambiati). La stessa Consob, del resto, prosegue la sua azione di monitoraggio molto serrata (di routine in questi casi) sull’andamento del titolo e l’operatività degli intermediari. Ma, in attesa di ulteriori riscontri, è possibile dire soltanto che molti ordini arrivano dall’estero.
«C’è una massa di denaro in cerca di rendimenti e guadagni in conto capitale che sta tornando sui titoli di Stato Italiani e degli altri Paesi periferici europei, dopo le delusioni registrate con i metalli preziosi o i bund tedeschi negli ultimi anni», commenta Lorenzo Gorgoni, azionista storico (1,5%) e consigliere d’amministrazione di Banca Mps. «Una parte di questi investimenti si sta riversando sul mercato azionario, in particolare sul comparto bancario ampiamente sottovalutato. In questo senso – conclude l’imprenditore pugliese – il titolo Mps rappresenta una sorta d’opzione sui Btp».
La speculazione torna a scommettere sul debito sovrano del nostro Paese e il comparto bancario, particolarmente esposto, ne trae beneficio. Ma il fatto che non ci sia qualcuno che sta cercando di scalare Rocca Salimbeni (anche perchè il controllo è ben presidiato), non esclude il posizionamento d’investitori con strategie di medio periodo, in vista delle prossime scadenze. A cominciare dall’aumento di capitale da un miliardo previsto nel 2014, quando la Fondazione Mps si diluirà e il tetto del 4% al diritto di voto, ragionevolmente, sarà messo in discussione.

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