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Profumo “La Cdp snodo del Recovery per far dialogare pubblico e privato”

Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo e dell’Acri, che riunisce le 62 Fondazioni bancarie azioniste al 16% in Cassa depositi e prestiti, ritiene che l’istituto di promozione nazionale debba «contribuire in modo decisivo a mettere a terra il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ponte verso l’Italia del futuro». Serve «una Cdp nuova, più congruente al Pnrr, e arricchita di competenze digitali, ecologiche, sociali, decisive per attuarlo». Ma al cambiamento, che il nuovo ad Dario Scannapieco insediato martedì incarna, non servono rivoluzioni: anzi le due collaborazioni tra Cdp e Fondazioni su edilizia sociale e sedi territoriali sono «due modelli su cui basare nuove forme di dialogo tra pubblico, privato e terzo settore per un’efficiente messa a terra del Pnrr, in effetto leva con gli altri finanziamenti e sostegni che istituzioni europee, enti pubblici, privati e banche affiancheranno al Piano».Come si ‘mette a terra’ un bestione da 222 miliardi in Italia?«Connettendo pubblico, privato e terzo settore per consentire che centro, periferia, territori e persone collaborino nel modo migliore. È l’unica via possibile se si vuole che il Pnrr non crei cattedrali nel deserto che lasceranno il conto ai posteri, ma sia invece un perno degli aiuti e delle azioni che possono trasformare l’Italia. Faccio due esempi, tratti dalla nostra ventennale esperienza di soci e operatori sinergici con il Tesoro in Cdp. Il primo è l’edilizia sociale, nata con la Fondazione Cariplo nel 2004 e adottata su scala nazionale nel 2009 tramite il fondo Abitare della Cdp, che ha permesso di ottimizzarne i finanziamenti e accrescerne la risposta alle esigenze abitative sul territorio. Il secondo esempio è il protocollo d’intesa Acri-Cdp, appena rinnovato, che ha consentito a un’istituzione piuttosto accentrata come Cdp di aprire dodici sedi nelle grandi città italiane, e di appoggiarsi alle sedi delle Fondazioni in altre città minori. Con questa iniziativa, lanciata a fine 2019, in un anno e mezzo Cdp ha quintuplicato le interazioni con le aziende, da 20 mila alle attuali 100 mila. Una sinergia ottenuta grazie alla conoscenza del tessuto locale delle Fondazioni. Solo replicando modelli e approcci simili si potrà far dialogare Pnrr, fondi strutturali Ue, fondi Bei, piano Invest Eu, i 200 miliardi di cofinanziamenti bancari al Pnrr, e il resto che porterà questa fase eccezionale».Se la Cdp guidata da Scannapieco sarà più orientata ai debiti del Pnrr, sarà anche meno interventista sul capitale delle aziende italiane?«Mi sembra prematuro parlarne. La Cdp dovrà fare il nuovo piano industriale verso fine anno, sarà quello il momento in cui saranno definite le priorità e ci sarà una visione comune, che il nuovo ad e il presidente Giovann i Gorno Tempini redigeranno nei prossimi mesi. Tra l’altro è una tempistica coerente con quella del Pnrr, che influirà molto nella declinazione del piano Cdp».La Cdp è intervenuta troppo nel capitale delle aziende italiane?«Mi pare presto per pensarlo, o per temere eccessi di interventismo.Siamo in una fase storica di cambiamenti enormi: disegnare un nuovo Paese è un’opportunità nuova e diversa, non va letta con le lenti passate. Certo il Pnrr avrà un grande ruolo, come piattaforma a cinque anni che porti l’Italia al “dopo”».Un domani, però, i debiti andranno ripagati. Come contribuirà la Cdp?«La strategia e l’azione di Cdp, di cui le Fondazioni sono investitori e stakeholder ben più che quinquennali, dovranno tendere a non ingolfare il Paese nel breve termine, bensì a costruire ponti e sistemi per cui ogni euro investito amplifichi la crescita nel futuro, quando peraltro i debiti andranno ripagati. La Cdp, già in trasformazione (anche riducendo l’età media delle prime linee a 45 anni), dovrà completarla dotandosi di competenze non solo di tipo finanziario, per accompagnare le tre trasformazioni sui crinali stabiliti dall’Europa, e preminenti per ogni Paese membro: la transizione digitale con sempre più bisogno di dati, cybersicurezza, intelligenza artificiale; la transizione ecologica, di processo e di prodotto, con nuove forme di energia, materiali ed economia circolare; infine la resilienza sociale, in un’ottica ben più moderna in cui non solo il profitto conta ma c’è grande attenzione alla persona. La prossima Cdp dovrà intonarsi al quadro».Quali priorità per il governo?«Ai tre temi l’Italia deve aggiungere le riforme della Pubblica amministrazione e della giustizia, e una revisione di scuola e formazione che porti a una stretta interazione tra discipline e saperi diversi.Bisogna insegnare ai giovani a imparare per tutta la vita: imparare ad imparare, per muoversi in un mondo in cui la velocità del cambiamento sarà uno dei pochi criteri. Per questo ai lavoratori di domani servirà una formazione continua e ripetuta».

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