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Profitti Mediobanca a quota 261 milioni Generali, scambio sul 3%

Mediobanca potrà cedere il 3,2% di Generali attraverso scambi con attività di risparmio gestito in Italia e all’estero. Lo ha detto ieri l’amministratore delegato Alberto Nagel nella conference call sui conti semestrali, chiusi con un utile di 261 milioni, risultato operativo in aumento del 58%, impieghi in crescita del 4% e ricavi superiori a un miliardo con uno sviluppo del 16% grazie alle attività «core» della banca. 
Indicazione significativa visto che Piazzetta Cuccia ha dismesso l’attività di holding di partecipazioni per concentrare le risorse nel business tipico: orientamento confermato dai conti (l’utile netto 12 mesi prima era stato pari a 305 milioni, per metà però dovuto a plusvalenze) e i cui risultati sono guardati con attenzione dal mercato a giudicare dai report degli analisti e dal balzo del 4,47% registrato ieri dal titolo. Lo ha sottolineato Nagel dicendo che «qest’anno abbiamo un’attività bancaria che va a sostituire quasi il 100% dei ricavi da vendita di partecipazioni conseguiti l’anno scorso e l’andamento positivo è comune a tutte le divisioni di attività». Nel secondo semestre la cessione di quote azionarie in portafoglio sarà di nuovo accentuata, e in particolare l’istituto ha confermato l’uscita entro giugno da Telecom (di cui avrà l’1,6% post scissione Telco) una volta completato l’iter autorizzativo in Sudamerica. Riguardo invece a Rcs, ha aggiunto Nagel, poiché «è verosimile che con il nostro prezzo di carico e l’andamento del mercato non ci siano le condizioni per cedere la quota nelle prossime settimane, Mediobanca sarà ancora azionista con un po’ di più del 6%» quando i soci saranno chiamati a nominare il nuovo board. L’istituto «accompagnerà volentieri tale rinnovo, purché abbia caratteristiche per essere votabile. Per noi è importante ci sia una lista che abbia autorevolezza e qualità per porre mano alle tematiche dell’azienda e sia condivisa dai principali soci. Con queste due caratteristiche non faremo mancare il sostegno».
Per quanto riguarda il 3,2% di Generali che Mediobanca ha previsto di cedere secondo il piano entro il prossimo esercizio, scendendo cosi al 10% nel Leone, Nagel ha detto che l’istituto «potrà esaminare operazioni di scambio della partecipazione con asset coerenti con l’iter del gruppo bancario». In sostanza invece di cedere le azioni sul mercato «sarebbe interessante sostituire» quel 3% nella compagnia con attività «core», cioè di risparmio gestito in Italia e all’estero, frazionando eventualmente la quota da dismettere per ottimizzare l’esito dello scambio.
E nella stessa direzione l’istituto va anche in relazione al possibile consolidamento nelle Popolari. Processo che Nagel ritiene «dettato dai numeri» prima ancora che dal decreto sulla trasformazione in spa. In questo caso l’istituto, che «conosce bene questo tipo di banche» ed è stato protagonista in «tutte le loro operazioni di concentrazione», «potrà dare una mano» nel suo ruolo di banca d’affari. Al contrario, ha aggiunto, Piazzetta Cuccia «non è interessata ad acquisire o a fondersi» con una Popolare: «Non ci sarebbero sinergie, tenuto conto che il modello di banca retail che abbiamo lanciato» con Chebanca è fortemente innovativo. Al più l’attenzione potrebbe essere rivolta ad «attività di risparmio gestito o basi di clientela» eventualmente in vendita.
Mediobanca infine continua a studiare il tema bad bank: «Possiamo volentieri dare una mano», ma «bisogna trovare una soluzione convincente: ci sono problemi normativi e tecnici da superare. Non dev’essere assimilabile ad aiuto di Stato e deve funzionare».
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