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Professionisti Ue, meno vincoli

Meno controlli per i professionisti stranieri comunitari. Il lavoratore, se decide di venire a svolgere il proprio servizio in Italia, non dovrà più comunicare la natura e le peculiarità dell’attività che intende svolgere, ma solo la copertura assicurativa. Saranno riconosciuti anche i tirocini svolti da stranieri comunitari in paesi diversi da quello di loro origine anche se non svolti in Italia. Le verifiche preliminari sulle qualifiche necessarie per svolgere la professione non saranno più automatiche, ma dovranno essere basate su un «dubbio motivato» per poter essere svolte. E’ quanto prevede la bozza della legge europea 2019-2020, prossimamente all’esame del Consiglio dei ministri.

La legge interviene, tra le altre cose, anche per rispondere a una procedura di infrazione in cui è incorsa l’Italia, ovvero quella sul non corretto recepimento della direttiva sulle qualifiche professionali (procedura 2018/2295). In particolare, si contestava all’Italia la mancata conformità delle norme nazionali alle direttive 2005/36/CE circa i tirocini professionali (art.2), limitazioni temporali e prestazioni temporanee di servizi (art.5), provvedimenti di compensazione (art.14), formazione minima per i medici (art. 23) e documentazione e formalità (art.50).

Per prima cosa, il ddl interviene sul versante dei tirocini professionali. Si precisa infatti che verranno riconosciuti anche i tirocini svolti all’estero da stranieri al di fuori del loro territorio nazionale; fino ad oggi questa opportunità è concessa infatti solo ai cittadini italiani.

In secondo luogo, vengono modificate le norme relative ai controlli preventivi sulla formazione o sulla pratica necessaria per poter svolgere una libera professione in Italia. Per quanto riguarda la formazione, i controlli dovranno essere attivati «solo in caso di dubbio motivato». Una posizione che ricalca quella del test di proporzionalità (si veda ItaliaOggi del 22 e del 23 luglio) nel senso di limitare le barriere all’accesso per lo svolgimento di una libera professione ai soli casi di interesse pubblico.

Proprio per questo motivo cambiano anche gli adempimenti del lavoratore straniero che per la prima volta viene a svolgere la sua attività nel territorio nazionale. Se prima lo stesso era tenuto «a informare in anticipo l’autorità con una dichiarazione scritta contenente informazioni sulla prestazione di servizi che intende svolgere, nonché sulla copertura assicurativa», dall’entrata in vigore della legge sarà tenuto a informare solo sulla copertura, senza dover dare informazioni in merito alla natura della sua attività. E ancora: «la verifica preliminare è possibile unicamente se finalizzata a evitare danni gravi alla salute o la sicurezza del destinatario per la mancanza di qualifica professionale del prestatore», quando oggi la verifica è finalizzata a questi obiettivi, ma può essere svolta a prescindere. Inoltre, il prestatore di servizi non sarà soggetto alle norme che disciplinano la professione, ma «a norme professionali, di carattere professionale, direttamente connesse alle qualifiche professionali».

Stessa logica anche per le attività stagionali: infatti se adesso le autorità competenti «potevano effettuare controlli per verificare il carattere temporaneo ed occasionale dei servizi prestati», in futuro potranno svolgere questa verifica solo in caso in cui «emergano dubbi motivati». Inoltre, viene eliminata la possibilità per le autorità preposte di richiedere, una volta l’anno, informazioni in merito ai servizi effettivamente prestati in Italia.

Cambiamenti anche per la professione medica. Per prima cosa, si stabilisce che la formazione che permette di ottenere un diploma di medico chirurgo specialista comporta la partecipazione personale del medico alla formazione specialistica. Ma non solo visto che la bozza del testo aggiunge un nuovo comma che stabilisce come «la formazione che si svolge a tempo pieno in luoghi appositi riconosciuti dalle autorità competenti implica la partecipazione guidata del medico in formazione specialistica a tutte le attività mediche della struttura in cui essa avviene, compresi i turni di guardia, nel rispetto degli ordinamenti didattici del corso di studi, in modo che lo specializzando dedichi alla formazione pratica e teorica tutta la sua attività per tutta la durata della settimana lavorativa e per tutto l’anno, secondo modalità fissate dalle competenti autorità. Di conseguenza è riconosciuto il trattamento economico di cui agli articoli da 37 a 41 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368», sottolineando sia l’importanza della partecipazione totale alla formazione, sia il riconoscimento economico che lo specializzando avrà diritto a percepire.

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