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Professionisti, tengono i ricavi

Tengono i ricavi dei professionisti, ma flettono leggermente i redditi. Nel 2014, ultimo dei tre anni di recessione, i lavoratori autonomi hanno percepito compensi stabili rispetto al 2013 (+0,2%), mentre gli utili si sono attestati a 41.600 euro, con un calo dell’1,2%. La situazione cambia notevolmente da Nord a Sud, ma anche con riferimento alle risultanze degli studi di settore: escludendo i minimi, i soggetti congrui hanno realizzato un reddito medio di 44.560 euro, mentre quelli non congrui hanno fatto segnare una perdita media di 730 euro. Complessivamente, l’applicazione degli studi ha riguardato 3,6 milioni di soggetti, di cui il 65% persone fisiche e il 35% società: una platea sostanzialmente immutata rispetto a quella del 2013 (-0,8%). È quanto emerge dall’analisi del Dipartimento delle finanze, che ha pubblicato ieri nuove statistiche relative alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni Iva e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2015 (redditi prodotti nel 2014). Un monitoraggio aggiuntivo rispetto a quello generale pubblicato a fine marzo.

Reddito prevalente. Otto italiani su dieci vedono la propria entrata principale nello stipendio o nella pensione. Sui 40,7 milioni di contribuenti Irpef totali, solo il 5,9% (ossia circa 2,4 milioni di soggetti) mostra un reddito prevalente derivante dall’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo. Sono invece 1,7 milioni (4,2%) le persone fisiche che ritraggono i propri introiti primari dalla locazione di immobili. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, il 52% è impiegato in spa, srl e società cooperative, mentre gli enti pubblici occupano il 16% del totale. Il reddito medio da lavoro dipendente «presenta un’elevata variabilità rispetto alla diversa natura del datore di lavoro», puntualizza il df, «si osserva il reddito medio più basso, pari a 9.700 euro, per i lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica; il valore sale a 13.890 euro per i dipendenti di società di persone, a 21.040 euro per i dipendenti della p.a., mentre si registra il reddito medio più elevato, pari a 23.630 euro, per i dipendenti delle società di capitali».

Studi di settore. Anche nel 2014 gli studi di settore hanno dovuto tener conto dell’andamento negativo dell’economia (Pil reale a -0,3%): sono 193 quelli integrati con l’analisi dell’efficienza produttiva, ossia l’impatto della crisi sui ricavi/compensi e sul grado di utilizzo dei fattori produttivi impiegati (lavoro e capitale), mentre 68 studi sono stati oggetto di revisione. Il volume d’affari totale supera i 713 miliardi di euro, con un decremento del 2% rispetto al 2013. Il calo è trasversale nei diversi settori economici: servizi (-2,9%), commercio (-2,5%) e manifatturiero (-1,1%). Unica eccezione è rappresentata dalle libere professioni, stabili a +0,2%. Il reddito totale dichiarato è pari a 101 miliardi di euro e mostra, a differenza dei ricavi/compensi, un andamento positivo (+3,1% rispetto al 2013): il reddito medio dichiarato è risultato pari a 25.900 euro per le persone fisiche (+2,2%), a 37.000 euro per le società di persone (+4,1%) e a 26.700 euro per le società di capitali ed enti (+12,3%).

Redditi per tipologia di contribuenti. I professionisti guidano ancora la classifica dei redditi medi più elevati (41.600 euro, anche se in calo dell’1,2% sul 2013). A seguire, ben distanziati, si trovano gli operatori della manifattura (32.400 euro, con un aumento dell’11,7% sul 2013) e del terziario (24.400 euro, in crescita del 3,9%), mentre i commercianti chiudono la graduatoria a 19.100 euro (sebbene in crescita del 9%). «Analizzando le composizioni percentuali dei valori dichiarati si evidenzia che le società di capitali, pur dichiarando la metà del totale dei ricavi/compensi (51%), registrano solo il 16% del totale dei redditi», chiosano le Finanze, «al contrario le persone fisiche, pur dichiarando solo il 27% dei ricavi o compensi totali, registrano il 61% dei redditi totali. Queste quote percentuali, riflettendo la specifica struttura produttiva delle diverse forme giuridiche dei contribuenti, sono in linea con quanto evidenziato lo scorso anno».

Valerio Stroppa

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