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Professionisti, proroga Covid di 30 giorni

Proroga degli adempimenti per i professionisti malati o in quarantena. Gli iscritti agli ordini professionali vedranno «i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, previdenziali e assistenziali, nonché quelli per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, penali, amministrativi, contabili e tributari» slittare di trenta giorni nel caso fossero impossibilitati dalla malattia. È quanto prevede un emendamento al milleproroghe presentato, tra gli altri, dai deputati Chiara Gribaudo (Pd). Marco Di Maio (Iv) e Walter Rizzetto (Fdi), al voto oggi in commissione bilancio e affari costituzionali alla Camera. L’emendamento interviene su una precedente risposta fornita dall’Agenzia delle entrate, che aveva negato ai professionisti in quarantena o in malattia la possibilità di veder prorogati i termini per gli adempimenti (si veda ItaliaOggi del 25/11/2020).

La norma stabilisce quindi che per i liberi professionisti iscritti a ordini professionali, durante il periodo di emergenza, in caso di isolamento obbligatorio dovuto a contagio da virus Covid-19 «i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, previdenziali e assistenziali, nonché quelli per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, penali, amministrativi, contabili e tributari, che scadono nei trenta giorni successivi all’inizio dell’isolamento obbligatorio, della quarantena precauzionale o altra misura ad effetto equivalente, sono differiti di trenta giorni».

Per richiedere la sospensione dei termini il professionista dovrà inoltrare «un’apposita comunicazione al competente ufficio della pubblica amministrazione, che ne prende atto senza la necessità di ulteriori adempimenti formali, fatti salvi gli opportuni accertamenti». Viene poi sottolineato come la disposizione venga applicata anche ai termini a carico dei professionisti per conto dei loro clienti». L’emendamento prevede inoltre che la disposizione sia valida solamente «durante il periodo d’emergenza», non rendendo quindi la norma strutturale.

La proposta, come detto, risponde a una serie di polemiche sorte in seguito alla risposta che l’Agenzia delle entrate ha fornito a fine novembre all’Istituto nazionale dei tributaristi. In quel caso, l’amministrazione finanziaria aveva negato la possibilità di invocare la causa di forza maggiore: «Ferme le valutazioni di ordine politico», si legge infatti nella risposta dell’Agenzia, «la chiusura di uno studio professionale che svolge l’incarico di intermediario non sembra riconducibile a una ipotesi di causa di forza maggiore oppure a un evento eccezionale e imprevedibile che legittima la sospensione o il differimento degli obblighi fiscali e tributari riferibili a un soggetto terzo estraneo al provvedimento sanitario. Infatti», continua la risposta, «sebbene in genere assolti da un intermediario abilitato, il responsabile degli adempimenti resta in ogni caso il contribuente/cliente cui gli stessi riferiscono» e perciò la possibilità di invocare la causa di forza maggiore «è riservata alla sola ipotesi in cui l’adempimento non sia stato assolto per un impedimento riferibile al contribuente stesso».

Furono in particolare i commercialisti (sia il consiglio nazionale che le associazioni di categoria) a protestare contro la replica delle Entrate. In risposta, arrivarono una serie di emendamenti al decreto Ristori, che però non passarono il vaglio delle ammissibilità. Da li la promessa da parte di più esponenti politici di intervenire per risolvere la questione, fino alla presentazione dell’emendamento al milleproroghe.

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