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Professionisti, ora è reato dire il falso nel fallimento

Da martedì 11 settembre per i professionisti scatta il nuovo reato di falsità in attestazioni e relazioni che possono commettere nell’ambito delle procedure fallimentari. Il delitto è previsto dal decreto Sviluppo (Dl 83/2012, articolo 33, comma 1, lettera l) ed è operativo il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore (il 12 agosto) della legge di conversione 134/2012.
La condotta
La violazione, che costituisce il nuovo articolo 236-bis della Legge fallimentare rubricato «Falso in relazioni e attestazioni», consiste, in estrema sintesi, nella esposizione di informazioni false ovvero nell’omissione di informazioni rilevanti ed è sanzionata con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50mila a 100mila euro.
Come ha evidenziato anche l’ufficio studi della Corte di cassazione (relazione III/7/2012), esiste un’asimmetria tra la condotta omissiva rispetto a quella commissiva. Nella prima le informazioni vere di cui è punita l’omissione devono essere rilevanti, nella seconda (informazioni false) non vi è un’analoga espressione. Dovrebbe dedursi che qualsiasi falsità commissiva, anche se relativa a dati di scarsa rilevanza, integrerebbe il nuovo reato, invece, la fattispecie omissiva riguarderebbe soltanto informazioni definite «rilevanti».
Questa distonia – secondo l’ufficio studi della Suprema corte – potrebbe suggerire interpretazioni tese a estendere il requisito di rilevanza anche alla condotta commissiva. In ogni caso delle due condotte la prima (e cioè quella di esposizione) ha natura commissiva: non può prescindere dunque da un comportamento attivo del professionista, che consiste nel riferire informazioni non vere. Il reato è integrato in presenza di discordanze tra la realtà e la sua rappresentazione da parte del professionista incaricato. L’omissione si materializza invece nella forma del silenzio e della reticenza.
I profili interessati
Il nuovo delitto interessa il professionista tenuto a redigere alcune relazioni e attestazioni previste dalla normativa concorsuale. Si tratta di attestazioni e relazioni che l’impresa debitrice deve far predisporre a un professionista indipendente dotato di specifici requisiti e iscritto nel registro dei revisori legali per certificare la veridicità dei dati aziendali e della fattibilità dei vari piani relativi ad accordi di ristrutturazione o concordati preventivi. La tutela penale riguarda anche le nuove relazioni e attestazioni introdotte dal Dl Sviluppo.
Si tratta, poi, di fattispecie che richiedono il dolo generico, integrato dalla volontà di porre in essere la condotta commissiva od omissiva nella consapevolezza della falsità dei dati esposti o della rappresentazione della realtà offerta mediante l’amputazione di quelli veri occultati. E ci sono due aggravanti: una se il fatto è commesso dal professionista al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri; l’altra se dal fatto consegue un danno per i creditori.
Tra le relazioni e attestazioni “tutelate” penalmente, meritano di essere segnalate le ipotesi in cui il debitore, che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo, di omologazione di un accordo di ristrutturazione o proposta di accordo può chiedere al tribunale di essere autorizzato a contrarre finanziamenti prededucibili. A questo fine, il professionista deve attestare la funzionalità di questi finanziamenti alla migliore soddisfazione dei creditori.
Inoltre il debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale, può chiedere al tribunale di essere autorizzato a pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, solo se un professionista attesta l’essenzialità delle prestazioni per proseguire l’attività e per assicurare la migliore soddisfazione dei creditori. Sempre nel concordato con continuità aziendale vi sono poi le attestazioni del professionista dalle quali si evince che:
– la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;
– l’ammissione al concordato non impedisce la continuazione di contratti pubblici, (se conformi al piano e se c’è capacità di adempimento);
– l’ammissione al concordato non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici (se l’impresa presenta in gara una relazione di un professionista che attesti la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento del contratto).

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