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Professionisti, lavori in corso sulla riforma

Il cantiere è ancora aperto. Polizze assicurative, consigli di disciplina, tirocini, formazione continua, società: a un mese esatto dallo scoccare dell’anniversario della riforma delle professioni (il Dpr 137 del 2012), il mosaico della liberalizzazione deve essere ancora completato. Una riforma partita addirittura dall’agosto 2011 quando la Commissione Ue, di fatto, impose al Governo dell’epoca di avviare anche un processo di apertura nell’accesso agli Albi, soprattutto da parte dei più giovani.
All’appello manca ancora l’obbligo per tutti i professionisti di dotarsi di una polizza assicurativa per la responsabilità professionale: già prorogato di un anno, sarebbe in scadenza il prossimo 15 agosto. Ma ora che il termine si sta avvicinando sale il pressing – a chiederlo è anche il presidente del Cup, Marina Calderone (si veda l’intervista nella pagina a fianco) – per un nuovo rinvio di qualche mese. La stima del Sole 24 Ore sui dati forniti dagli Ordini è che a oggi la quota di assicurati oscilli tra il 50 e il 60 per cento.
I lavori sono in corso su deontologia, formazione e società. A rallentare l’attuazione sono state in alcune circostanze i ritardi o le problematiche legate ai rinnovi dei Consigli nazionali (come nel caso di commercialisti e dei geometri).
Un discorso a parte va fatto, invece, per gli avvocati: il Consiglio nazionale forense è al lavoro per rendere operativa la riforma di categoria (legge 247/2012), entrata in vigore il 2 febbraio.
La copertura professionale
L’obbligo di avere una polizza assicurativa per la responsabilità professionale – e di comunicare gli estremi e il massimale ai clienti – sarebbe dovuto scattare un anno fa. Il Dpr di riforma delle professioni ha però concesso un rinvio di un anno per consentire ai Consigli nazionali e alle Casse dei professionisti di negoziare convenzioni collettive con le compagnie assicurative da proporre agli iscritti. Una chance che le professioni giuridico-economiche possono offrire: al di là del Notariato (l’assicurazione per gli iscritti è stata stipulata nel 1999 ed è diventata poi obbligatoria nel 2006), i Consigli nazionali di commercialisti e consulenti del lavoro hanno negoziato convenzioni quadro. Mentre i tecnici hanno privilegiato soluzioni aperte: gli ingegneri hanno indicato in una circolare le polizze idonee a garantire gli iscritti, mentre architetti e periti agrari puntano su più convenzioni quadro.
L’individuazione della polizza giusta ha richiesto spesso un percorso piuttosto lungo di catalogazione dei rischi legati alla professione, come per esempio nel caso dei biologi. Quasi tutti gli Ordini, poi, hanno cercato di strappare alle compagnie assicurative proposte più favorevoli per i giovani, e di garantirsi una copertura “postuma”, cioè anche per i danni denunciati dal cliente a distanza di anni.
Ma la tutela dei clienti passa anche attraverso il rispetto della deontologia professionale, su cui devono vigilare – secondo la riforma – i nuovi consigli di disciplina distrettuali e centrali composti da membri diversi dai consiglieri degli Ordini. Il percorso per la formazione dei nuovi organismi sembra ormai vicino alla conclusione.
Tirocini e formazione
Nel restyling delle regole sull’accesso all’Albo e sulla formazione continua obbligatoria degli iscritti, gli Ordini stanno procedendo a macchia di leopardo. I ritardi più evidenti riguardano la stipula delle convenzioni con le università, sia per l’anticipo dei primi sei mesi di tirocinio nell’ultimo anno di corso universitario, sia per il reciproco riconoscimento dei crediti per adempiere all’obbligo di aggiornamento professionale.
Gli agronomi, a esempio, stanno accelerando sui tempi: finora sono dieci le convenzioni siglate ma entro l’anno si punta ad arrivare a 24.
Società e compensi
Non sembrano decollare le Società tra professionisti (Stp) aperte anche a soci di capitale. Dal 21 aprile (data di entrata in vigore del regolamento attuativo) a venerdì scorso ne risultano registrate solo sei: pesano le incertezze su trattamento fiscale e contributi – anche se il Ddl semplificazioni chiarisce che producono reddito da lavoro autonomo – sia i paletti alla partecipazione in una sola compagine.
Altro tassello è l’abolizione delle tariffe minime e massime (previsto dal decreto liberalizzazioni di inizio 2012), che ha introdotto il concetto di parametro. Così per le liquidazioni da parte dei giudici, il compenso deve essere calcolato con riferimento ai parametri stabiliti dal decreto della Giustizia 140/2012, o da altri decreti ministeriali varati per i singoli Ordini (come il Dm 46/2013 per i consulenti del lavoro).
I parametri – in generale più bassi delle vecchie tariffe – sono stati contestati dagli avvocati, che il 24 maggio scorso hanno trasmesso una controproposta alla titolare di Via Arenula, Annamaria Cancellieri. Che, dopo la rottura consumata nei giorni scorsi, potrebbe riaprire il dialogo con i legali proprio con un nuovo documento.
Un problema in via di soluzione riguarda il nuovo “tariffario” di architetti e ingegneri sui compensi da mettere alla base delle gare d’appalto, per evitare che, abolite le tariffe, partano offerte al massimo ribasso. Il decreto «parametri-bis», predisposto dalla Giustizia, sta ora per ricevere il via libera delle Infrastrutture, per poi passare al Consiglio di Stato. La preoccupazione, in generale, resta quella di «evitare uno svilimento delle competenze professionali – sottolinea Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni – soprattutto nelle gare per gli appalti pubblici, sempre di più al ribasso, per le quali servirebbero soglie minime prefissate».

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