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Professionisti, incognita risarcimenti

Due settimane di tempo e poi tutti (o quasi) assicurati. I professionisti italiani sperimenteranno fra pochi giorni gli effetti della riforma avviata con la manovra di Ferragosto di un anno fa sull’onda delle richieste della Bce. In quel progetto c’era anche l’obbligo di assicurazione, che riguarderà oltre un milione di autonomi a partire dal prossimo 13 agosto. Chi non si adeguerà correrà il rischio di un illecito disciplinare. Sarà esclusa, per ora, l’area sanitaria, per cui il Parlamento sta approvando una proroga di un anno. Una piccola rivoluzione (e sicuramente un costo in più), che dovrà garantire una copertura da eventuali danni e soprattutto da un’accresciuta tendenza di clienti e assistiti a richiedere risarcimenti.
Il fenomeno, infatti, non riguarda soltanto più la sanità, dove professionisti del settore e strutture versano già complessivamente premi per 500 milioni di euro all’anno e i sinistri denunciati alle compagnie sono stati quasi 34mila nel 2010 (ultimo aggiornamento disponibile). La frontiera delle richieste di indennizzo si sta spostando verso tutti i professionisti, con commercialisti (o comunque contabili) e avvocati in prima fila. A testimoniarlo sono i broker che lavorano da tempo in questo ambito. Sempre più di frequente gli assistiti chiedono un indennizzo per i danni economici subiti in sede di dichiarazione, che possono portare ad accertamenti del fisco, o per non aver agganciato agevolazioni tributarie. Ma «la crisi economica sta facendo esplodere anche le richieste di risarcimento verso gli avvocati» spiega Giovanni Moreschi, direttore tecnico dell’agenzia Uia di Milano. La sconfitta in giudizio per ragioni di negligenza o per un mancato deposito degli atti nei termini può essere una fonte di innesco della lite con il proprio legale. Un contenzioso nascosto perché non emerge dalle statistiche giudiziarie. «Si cerca di chiudere la maggior parte di queste controversie – fa notare Giuseppe Paparella, presidente di Aiba (associazione italiana dei broker assicurativi) – con una transazione: il danno è essenzialmente economico in questi casi, quindi, prevale la ricerca di un accordo». Per Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, è necessario delimitare il perimetro: «La responsabilità civile c’è sempre stata. Il professionista può essere chiamato a rispondere solo per imperizia, negligenza, dolo e colpa. Non certamente per garantire il risultato».
In questo scenario, ora, arriva l’obbligo di assicurazione. Il valore della raccolta premi nella Rc professionale è stimato in circa 1,5 miliardi di euro ma potrebbe arrivare anche a 3 miliardi a regime ed è visto con interesse oltre che dalle compagnie nazionali anche dai grandi gruppi esteri che già da tempo operano in questo ambito.
Molti ordini, casse e associazioni si sono mossi con convenzioni per gli iscritti, mentre altri – come, per esempio, i periti industriali (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì scorso) – stanno lavorando e hanno già ammesso che non riusciranno a rispettare la scadenza del 13 agosto. Le incognite sono legate al decreto attuativo della riforma, che deve ancora vedere la luce dopo aver incassato i pareri (positivi ma con tante proposte di correzioni) di Consiglio di Stato e commissione Giustizia della Camera. E poi, un’offerta che deve tenere conto di tante differenze: da quelle anagrafiche, con i più giovani in grandissimo affanno a trovare clientela, a quelle su competenze e attività svolte. «Il giovane professionista cerca una soluzione che lo garantisca e assolva l’obbligo di legge ma ha la necessità di contenere i costi – sottolinea Pier Mario Picco, broker di Assiprofessionisti – mentre chi è affermato e ha un portafoglio clienti già consolidato cerca polizze più su misura con massimali più alti». Il suggerimento di Giuseppe Paparella è, comunque, di puntare su un «massimale adeguato» in grado di coprire poi gli eventuali danni.
Intanto il tempo stringe. E Gaetano Stella evidenzia almeno tre problemi da risolvere: «Bisogna trovare un meccanismo per far stipulare le polizze alle compagnie con premi competitivi, venendo incontro ai soggetti più in difficoltà. La copertura va calibrata sul tipo di attività svolta, tenendo conto che il professionista può operare in diversi ambiti. L’obbligo deve essere esteso anche alle professioni non regolamentate». Questioni non di poco conto, che richiederebbero un supplemento di riflessione. La commissione Giustizia della Camera ha chiesto al Governo di spostare avanti l’obbligo. Maria Grazia Siliquini, deputato della commissione che ha partecipato alla stesura del parere sul decreto attuativo di riforma, propone una possibile road map: «Prevedere un regime transitorio, magari fino a novembre. Un intervallo per consentire a tutti i Consigli degli ordini di stipulare convenzioni nazionali con clausole migliori e costi più contenuti per i singoli iscritti».

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