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Professionisti e Caf a raccolta

Professionisti e Caf chiamati a verificare la conformità di «tutti» dati indicati nel modello 730/2015 precompilato, relativo al periodo d’imposta in corso (2014), ovvero anche i dati già acquisiti e indicati dalla stessa Amministrazione finanziaria, pena il pagamento delle imposte dovute dal contribuente, con aggravio di sanzioni e interessi. Questo quanto emerge dalla lettura dello schema di decreto legislativo sulla «semplificazione fiscale», licenziato dal consiglio dei ministri lo scorso 20 giugno, approvato in conformità alla delega, contenuta nella legge 23/2014.

Com’è noto, il legislatore ritiene opportuno semplificare o meglio, alleggerire, gli adempimenti posti in capo ai contribuenti minori, per la determinazione delle imposte dovute, attraverso l’invio dei modelli dichiarativi, in particolare del modello 730, a decorrere dal 2015. La procedura è da ritenersi sperimentale e si realizza nell’invio, a cura dell’Agenzia delle entrate, del modello 730/2015 – periodo d’imposta 2014 – ai titolari di redditi di lavoro dipendente, ai pensionati e ai titolari di redditi assimilati, entro il 15 aprile 2015.

Il modello sarà reso disponibile in «via telematica» direttamente al contribuente, titolare dei redditi indicati o, in presenza di necessaria delega, tramite il proprio sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, il Caf-dipendenti, un professionista iscritto all’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o a un consulente del lavoro, che presta assistenza fiscale.

Sul tema, posta la necessaria approvazione di una serie di provvedimenti, indicati nel provvedimento e finalizzati a rendere operativa la detta semplificazione (provvedimento di acquisizione dei dati riguardanti gli oneri detraibili e/o deducibili, decreto del ministero dell’economia per definire termini e modalità della trasmissione telematica delle altre spese deducibili o detraibili, provvedimento delle Entrate per l’acquisizione dei dati inerenti mutui, assicurazioni e quant’altro, provvedimento delle Entrate per definire le modalità di accettazione e modifica del modello precompilato, provvedimento delle Entrate per individuare le modalità di accesso alle dichiarazioni precompilate), è opportuno evidenziare la pesante disciplina sanzionatoria, posta a carico dei sostituti e, soprattutto, dei Caf e dei professionisti.

In primo luogo, entro il 7 marzo di ogni anno successivo a quello di riferimento, i sostituti d’imposta (datori di lavoro e altri soggetti) dovranno trasmettere alle Entrate le certificazioni delle somme corrisposte ai propri dipendenti e collaboratori (i Cud). Per far rispettare questa scadenza e l’intero adempimento è stata prevista la modifica del dpr 322/1998 e, all’articolo 4, dopo il comma 6-quater, è stato inserito il comma 6-quinquies, che introduce la sanzione di 100 euro per ogni certificazione omessa, tardiva o errata, in deroga a quanto previsto dall’art. 12, del dlgs 472/1997, che, come noto, regola il concorso di più violazioni (cosiddetto «cumulo giuridico»); nel caso di errata trasmissione, però, il sostituto avrà cinque giorni di tempo per eseguire le correzioni necessarie, senza incorrere nella predetta sanzione. In secondo luogo, con riferimento ai modelli 730 presentati dal contribuente tramite il centro assistenza fiscale (Caf) o il professionista abilitato all’assistenza fiscale, si rende necessario il rilascio del «visto di conformità» sulla dichiarazione, che deve riguardare tutti i dati inseriti, compresi anche quelli già indicati dalle Entrate in sede di precompilazione.

Sul punto, i certificatori (Caf e professionisti) rischiano l’applicazione della sanzione per infedele attestazione (sanzione amministrativa da 258 a 2.582 euro) ma, soprattutto, diventano responsabili del debito d’imposta emergente. Infatti, salvo modifiche all’attuale testo del provvedimento e, naturalmente, in caso di attestazione infedele e di dati non conformi che fanno emergere un debito nei confronti dell’erario, i Caf e i professionisti, in aggiunta alla sanzione appena indicata, sono tenuti al pagamento di una somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi, che sarebbe stata richiesta al contribuente, in quanto debitore d’imposta, ai sensi delle disposizioni contenute nell’art. 36-ter, dpr 600/1973, con il possibile pagamento della sola sanzione, nel caso di invio di una dichiarazione rettificativa entro il 10/11 dell’anno in cui la violazione è stata commessa.

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