Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Professionisti, dieci verifiche per Unico

Professionisti chiamati a dieci verifiche per Unico 2014. Tra i principali controlli da effettuare nella determinazione del reddito di lavoro autonomo ci sono le spese per vitto o alloggio e per aggiornamento professionale. Ma anche costi promiscui, relativi a immobili e Imu. Inoltre i professionisti si troveranno ancora a dover gestire eventuali perdite e lo scomputo delle ritenute non certificate o non pagate. Ostacoli da tenere in considerazione in vista dei versamenti entro il prossimo 7 luglio: scadenza che riguarda, soprattutto, i soggetti a Studi di settore e i contribuenti minimi. Analizziamo di seguito le problematiche più diffuse mentre per quelle non trattate nell’articolo si rinvia al grafico.
Trasferte e aggiornamento
Una delle principali voci da considerare con attenzione sono le spese di vitto e alloggio. L’articolo 54 del Tuir stabilisce, infatti, un diverso trattamento a seconda del motivo per cui è sostenuta la spesa. Il comma 3 dell’articolo impone una doppia verifica: tali uscite sono deducibili nella misura del 75% e, in ogni caso, per un importo non superiore al 2% dei compensi percepiti nell’anno. Nella sostanza, si deve calcolare il 75% delle spese sostenute e se quest’ultimo dovesse essere superiore al tetto massimo (2% sui compensi) l’eccedenza non può essere portata in abbattimento del reddito.
Al contrario, se le spese di vitto e alloggio sono state sostenute direttamente dal committente e riaddebitate in fattura dal professionista secondo la procedura delineata dalla circolare 28/E/2006, non soggiacciono ai limiti fissati dall’articolo 54, comma 5, del Tuir.
Nel caso in cui le spese siano sostenute dal professionista per poi essere riaddebitate al committente, si torna invece alla regola generale (in tal senso anche la risoluzione 49/E/2013). La circolare 37/2014 dell’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti ed esperti contabili ha, tra l’altro, ricordato come l’interpretazione più coerente dovrebbe essere quella di considerare le spese (sostenute e) analiticamente rimborsate al professionista come ininfluenti nella determinazione del reddito (costo non deducibile e provento non tassabile). Qualora, poi, le spese di vitto e alloggio dovessero rientrare tra quelle di rappresentanza, la deduzione avviene sempre per il 75%, ma nel limite dell’1% sui compensi.
Non è finita: le spese di viaggio e soggiorno sostenute per la partecipazione a convegni, congressi e simili, o corsi di aggiornamento professionale, sono deducibili per il 50% (quindi il 50% del 75%).
Mentre i costi promiscui sono deducibili al 50%, le spese di telefonia mantengono la deducibilità all’80% e per autoveicoli, motocicli e ciclomotori si continuano ad applicare le regole dell’articolo 164 del Tuir.
Lo studio
Come per il reddito d’impresa, anche i professionisti possono dedurre il 30% (per l’anno d’imposta 2013) dell’Imu relativa agli immobili strumentali. L’importo che concorre alla deduzione è quello relativo ai pagamenti effettuati nel 2013 (principio di cassa). Come confermato nella circolare 10/E/2014, l’Imu è deducibile nell’anno in cui avviene il relativo pagamento, anche se tardivo, ma comunque a partire dall’Imu relativa al 2013. La circolare ha poi affermato che si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione. Pertanto, per gli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione non si applica la (parziale) deducibilità dell’Imu.
Le perdite
Il professionista potrebbe aver maturato delle perdite nel 2013. Queste ultime possono essere portate in diminuzione dei redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo. Pertanto, la perdita maturata nel 2013 dal lavoratore autonomo si compensa orizzontalmente con tutti gli altri redditi del contribuente (lavoro dipendente, fabbricati, eccetera), mentre l’eventuale eccedenza non è riportabile agli esercizi successivi e, di fatto, viene “persa”.
Le ritenute
Un ulteriore problema può essere rappresentato dal mancato ricevimento delle certificazioni delle ritenute o dall’omesso pagamento delle ritenute da parte del sostituto.
La mancata certificazione in presenza di versamento non presenta particolari difficoltà: la risoluzione 68/E/2009 ha ammesso la possibilità di dimostrare l’avvenuta trattenuta anche con modalità alternative.
Il problema sussiste invece nel secondo caso. L’orientamento ormai consolidato di Cassazione (si veda la sentenza 23121/2013) pare sostenere che il semplice incasso di una somma al netto della ritenuta non ne legittimi la facoltà di scomputo, almeno quando queste non siano state versate all’Erario.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa