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«Professionisti» di stato I competenti di Brunetta

La rivoluzione della Pubblica amministrazione parte dal basso ma è sul rinnovo dei livelli apicali che punta, attraverso la riscrittura delle regole. Se l’obiettivo del ministro Renato Brunetta è quello di acquisire nuovi profili e aggiornare le competenze, è proprio in quella fascia che si colloca tra gli attuali funzionari e l’alta dirigenza che il cambiamento verrà innescato.

È quanto promette la bozza del nuovo contratto delle Funzioni centrali, che riguarda i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, il cui modello, se troverà il consenso delle parti sociali, potrà essere esteso a altrove. La novità è costituita dalla creazione di una nuova area di dipendenti, che si colloca al di sopra delle tre già esistenti, e proprio al di sotto della dirigenza e che nella bozza del contratto viene definita «alte professionalità».

Si tratta di dipendenti con una formazione di livello superiore, cioè dotati di laurea magistrale, «accompagnata, di norma, da un periodo pluriennale di esperienza lavorativa in funzioni specialistiche e/o di responsabilità che possono anche richiedere l’iscrizione ad albi professionali».

Laddove invece i funzionari, che costituiscono oggi la terza area, sono semplicemente laureati. Restano intatti i primi due livelli, quello degli operatori (scuola dell’obbligo) e quella degli assistenti (diplomati). Questa quarta area è destinata a ospitare tutte quelle professionalità che saranno state reclutate con un contratto a tempo indeterminato per lavorare sul Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), tramite i meccanismi semplificati che sono stati introdotti per decreto. Le «alte professionalità», secondo la bozza contrattuale, «svolgono funzioni di elevato contenuto professionale e specialistico», «coordinano e/o gestiscono processi articolati».Il pungolo

Ora è chiaro che si tratta di una rivoluzione che va a ricadere interamente su quella che finora era la categoria apicale tra i dipendenti, cioè i funzionari. Ma è destinata a insidiare anche quella che le sta immediatamente sopra: la «casta» dei dirigenti, alla quale la «terza area» potrà accedere attraverso meccanismi che andranno definiti.

Sul punto esprime massima serenità il segretario generale di Unadis (sindacato dei dirigenti) Barbara Casagrande: «Un nuovo inquadramento per le alte professionalità, noi dirigenti, lo chiediamo da tempo. Servono profili preparati cui affidare responsabilità importanti e chiediamo anche che sia loro pagata l’iscrizione agli albi. Certo, vigileremo sui criteri di accesso affinché non venga sprecata, attraverso una selezione sbagliata, un’occasione così importante per arricchire di competenze la Pa. Ma questo lo vedremo sul campo».

Sono infatti ancora alle prime battute le selezioni per il reclutamento dei funzionari (qualche problema al Sud c’è stato), mentre devono ancora partire i bandi per l’assunzione di nuovi dirigenti, la cui normativa risale a agosto e per i quali è previsto che venga momentaneamente raddoppiata l’ordinaria percentuale di assunzioni dall’esterno consentita. «Una deroga — spiega Casagrande — che riguarda solo le assunzioni per il Pnrr». Quanto ai funzionari della terza area, Casagrande si dice certa che «il cambiamento investirà anche loro con progressioni di carriera e occasioni di formazione. La creazione della “quarta area” sarà per loro un pungolo positivo».

Ma il cambiamento non potrebbe dirsi completato se ai dirigenti non fosse conferita una leva efficace per premiare i meritevoli e costruire percorsi di carriera in grado di valorizzare le competenze acquisite.Premi in busta paga

Lo strumento individuato è quello del «differenziale stipendiale», che rinverdisce il vecchio meccanismo delle progressioni economiche. Sono previsti incrementi fissi mensili sul tabellare, differenziati a seconda delle aree di appartenenza, attribuiti in base alla valutazione individuale media ottenuta da ogni dipendente negli ultimi tre anni(è escluso chi è stato raggiunto da procedimento disciplinare).

Cosa può assicurare che questo nuovo meccanismo premiale non finisca come tutti gli altri che non sono riusciti a superare la pratica degli «aumenti a pioggia»? «Ogni cosa è migliorabile — commenta il segretario Unadis — basterebbe riuscire a individuare in una maniera più precisa gli obiettivi in base ai quali poi valutare i risultati raggiunti. Finora l’approccio è stato tiepido. Vediamo che succede».

Sullo sfondo della rivoluzione avanza la fine dello smart working, sul ridimensionamento del quale il ministro Brunetta è apparso categorico, sulla scorta di considerazioni legate alla produttività, scarsa, secondo lui. «Non butterei via questa esperienza — osserva Casagrande — il lavoro agile ha dato a noi dirigenti il “dono dell’ubiquità”: siamo riusciti a operare su più tavoli contemporaneamente. E i nostri collaboratori non sono stati da meno. Mi concentrerei su altri problemi». Che per la dirigenza è, per fare un esempio, la giungla retributiva che contraddistingue i vari comparti della Pubblica amministrazione e sulla quale al momento non si muove foglia.

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