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Professionisti, chi sgarra è perduto e si moltiplicano gli obblighi

di Andrea Bongi 

Sospensione dall'esercizio della professione da tre giorni a un mese in caso di omessa fatturazione delle prestazioni. Obbligo di pattuire per iscritto al momento del conferimento dell'incarico l'entità del compenso dovuto al professionista. Possibilità di determinare l'entità del compenso stesso anche in misura inferiore alle tariffe minime. Obbligo della formazione professionale continua per tutte le categorie professionali con deducibilità fiscale limitata dei costi sostenuti per la formazione stessa.

È, in estrema sintesi, lo scenario che si apre per le attività professionali a seguito del varo definitivo della nuova manovra correttiva dei conti pubblici (dl n.138/2011 convertito nella l. 148/2011) licenziata dal parlamento il 14 settembre scorso e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 16 settembre.

Alcune delle misure sopra elencate costituiscono soltanto la «cornice» entro la quale dovrà essere disegnata la futura legge delega di riordino delle professioni intellettuali altre invece, come per esempio l'immediata sospensione del professionista che non emette le fatture, sono già operative con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della manovra-bis.

La sospensione dall'esercizio della professione. Quando il soggetto iscritto in albi o ordini professionali commette la quarta violazione dell'obbligo di emissione della fattura nell'arco di un quinquennio, il direttore regionale delle entrate dovrà disporne l'immediata sospensione dall'esercizio dell'attività professionale. Sospensione che verrà comunicata al soggetto gestore dell'albo o dell'ordine professionale il quale provvederà alla pubblicazione della sospensione stessa sul sito internet della categoria.

Il periodo di sospensione dall'esercizio dell'attività professionale può variare da un minimo di tre giorni a un massimo di un mese, salvo il caso di recidiva nel quale il periodo può salire da quindici giorni a sei mesi.

Il provvedimento di sospensione, precisa la disposizione contenuta nel comma 5 dell'articolo 2 del dl 138/2011, è «immediatamente esecutivo» con deroga espressa alle disposizioni che rinviano l'efficacia dei provvedimenti sanzionatori fiscali alla definitività degli stessi.

Non si può non vedere nella ratio del provvedimento in questione una volontà punitiva nei confronti delle categorie professionali regolamentate. Niente da obiettare sul fatto che chi evade le imposte debba essere perseguito anche con ulteriori sanzioni oltre quelle di natura squisitamente fiscale. Lascia però abbastanza stupefatti, tenuto conto anche delle pesantissime conseguenze derivanti da un provvedimento di sospensione, la decisione del legislatore di non consentire il normale iter del provvedimento disciplinare presso l'ordine o l'albo di appartenenza con contestuale diritto di difesa dell'iscritto stesso.

Non si può inoltre non constatare come la disposizione in oggetto possa dare prestare il fianco anche ad abusi o utilizzi distorti che finirebbero comunque per danneggiare il professionista iscritto la cui difesa è rinviata solo a un momento successivo alla sospensione stessa.

Pattuizione scritta del compenso. Fra i principi ispiratori della prossima legge di riordino delle attività professionali, la lettera d) del comma 5 dell'articolo 3 della manovra-bis, dispone che «il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali».

Si tratta di una disposizione che può avere notevoli risvolti anche da un punto di vista prettamente tributario oltre che contrattuale e civilistico. L'obbligo di preventiva pattuizione scritta della misura del compenso che professionista e cliente determinano per lo svolgimento delle prestazioni professionali relative all'incarico conferito, potrebbe infatti costituire un rigido punto di riferimento utilizzabile dal fisco per contestare ipotesi di non coincidenza fra il pattuito e il fatturato.

L'obbligo di pattuizione scritta anticipata impone anche la necessità di approvare, sempre per scritto, eventuali varianti allo stesso in corso d'opera. In tal senso dunque, anche per vincere possibili presunzioni dei funzionari del fisco, sarà necessario mettere per scritto eventuali sconti o riduzioni del compenso originariamente pattuito che dovessero intervenire, in un momento successivo, fra il professionista e il suo cliente. In difetto, essendovi una discrepanza fra compenso pattuito e quanto poi effettivamente fatturato, gli 007 del fisco potrebbero trovare terreno fertile per eventuali riprese in aumento.

La deroga alle tariffe. È ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe professionali. Si tratta della riaffermazione di un principio generale di derogabilità delle tariffe già evidenziato dal legislatore anche nel recente passato (dl 223/06).

Ciò che preme qui evidenziare è l'impatto che può avere tale previsione normativa sulle presunzioni fiscali attraverso le quali si può procedere alla ricostruzione induttiva del volume d'affari delle attività professionali.

Se la tariffa può essere tranquillamente derogata dalle parti, anzi se la stessa costituisce solo un «punto di riferimento» anche i meccanismi attraverso i quali il fisco ricostruisce induttivamente i compensi degli studi professionali (studi di settore, parametri, etc.) dovranno essere adeguati sulla base di tale principio. Sarebbe davvero assurdo pattuire compensi inferiori a quelli minimi tariffari e vedersi poi contestare dal fisco un'omessa fatturazione di un importo pari a tale differenza negativa.

Al di là dei suddetti aspetti fiscali merita sottolineare come la possibilità di pattuire compensi inferiori ai minimi tariffari possa innescare meccanismi di ribasso in tutte quelle attività intellettuali nelle quali il professionista è la parte «debole» del rapporto contrattuale. L'esempio è quello degli incarichi di sindaco o di revisore dei conti dove la nomina da parte dell'assemblea dei soci potrebbe mettere il professionista con le spalle al muro senza alcuna possibilità di contrattazione del proprio compenso.

Obbligo di formazione. Se il professionista non adempie correttamente agli obblighi di formazione professionale, si determina un illecito disciplinare che come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall'ordinamento che regola la professione. Peccato che il legislatore non abbia approfittato del nuovo obbligo generale di formazione a carico dei professionisti per eliminare contestualmente la disposizione contenuta nel quinto comma dell'articolo 54 del Tuir sulla base della quale «le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno sono deducibili nella misura del 50% del loro ammontare». Norma quest'ultima che a questo punto, stante il generalizzato obbligo formativo, sembra veramente fuori dai tempi contrastando con l'inerenza all'attività professionale dei relativi costi.

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