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Professioni preoccupate sulle tariffe e i tirocini

di Laura Cavestri

«La nostra riforma è già stata scritta con la manovra di Ferragosto (Dl 138/2011). Le tariffe sono già state abolite. Ma qui è come chiedere a un commerciante di togliere il listino prezzi dalla vetrina del suo negozio».
Gli Ordini professionali – nell'occhio mediatico del ciclone da mesi – mettono in guardia dai rischi di un azzeramento – anche in caso di lite – dei tariffari e dall'assimilazione tra tirocinio e corso universitario, per tagliare i tempi d'ingresso, «ma anche la qualità, inevitabilmente a rischio, di una pratica incardinata tra gli esami e la tesi».
Il braccio di ferro tra Ordini e Governo durerà tutta la settimana, almeno sino al Consiglio dei ministri, fissato, salvo sorprese, il giorno 20. Un risiko che rende imprevedibile capire quale sarà il testo definitivo.
Al netto di notai e farmacisti, la bozza attuale cancella tutti i parametri, sia minimi che massimi, per fissare i compensi di avvocati, ingegneri, commercialisti e notai. E obbliga ogni professionista a concordare per iscritto con il cliente il preventivo per la prestazione.
La redazione del preventivo diventa un obbligo deontologico e costituisce illecito disciplinare.
Poi, il tirocinio potrà essere effettuato totalmente all'interno del biennio universitario, se l'ateneo si attiverà.
Infine – e questa è l'unica norma che davvero piace alle categorie – si estende ai liberi professionisti la possibilità di partecipare al patrimonio dei confidi, cioè ai consorzi collettivi di garanzia dei fidi (attivati dalle associazioni di categoria) che erogano finanziamenti, magari per avviare uno studio, acquistare l'attrezzatura, pianificare investimenti.
Ieri pomeriggio sembra essere saltato l'obbligo, per avvocati e consulenti tecnici, di depositare in udienza il preventivo della parcella, unitamente all'atto di conferimento dell'incarico professionale. Ma non vi è conferma nei testi. Così come non compaiono le presunte norme per sottrarre agli Ordini sia il giudizio disciplinare che il monopolio sulla formazione e l'accreditamento.
«Appoggeremo le liberalizzazioni del governo Monti – ha affermato ieri sera il leader del Pdl, Angelino Alfano – solo se capiremo che arriva in tasca qualcosa agli italiani, saremo contrari se danneggeranno solo alcune categorie».
Sul piede di guerra gli avvocati. Per l'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) «si stroncano in modo irrazionale le tariffe e si apre alla giungla della falsa competitività e dei ribassi sul lavoro del professionista. Parallelamente si depotenzia il tirocinio. La logica meritocratica viene sostituita da quella del "tutto e subito"».
«Inaccettabile – continua il presidente Oua, Maurizio De Tilla – infine l'attuazione del decreto legislativo sui giudici di pace e la soppressione di centinaia di sedi senza alcun criterio di ricaduta sul territorio. Sarà il caos, il contenzioso ricadrà sui grandi tribunali, già ora intasati».
Per l'Oua, il prossimo appuntamento è l'assemblea nazionale del prossimo 20 gennaio a Roma, dopo l'incontro fissato domani dal Consiglio nazionale forense. Vista la situazione, «lo sciopero – ha concluso De Tilla – è ormai più che una mera ipotesi, una dolorosa necessità».
«La riforma delle professioni – ha spiegato Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti – è quella inserita nella manovra di agosto. E le tariffe già non ci sono più. Tra l'altro, per gli esercizi commerciali esistono dei prezziari delle Camere di commercio che dicono quanto indicativamente può costare un caffè o un cappuccino e non mi pare diano fastidio al libero mercato dei bar».
Siciliotti è più preoccupato della norma sul tirocinio: «L'Europa impone al revisore legale dei conti 36 mesi di pratica. Per l'Italia la pratica non deve durare più di 18 mesi. Il disallineamento tra commercialisti e revisori va chiarito al più presto. Mentre è un bene includere i professionisti nei confidi».
Riserve sul fronte tariffe giungono per lo più dai "tecnici". Per il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie «abolire la tariffa dal Codice civile provoca comunque un vuoto: gli enti pubblici perdono i riferimenti per le soglie delle gare di progettazione. I giudici non sapranno più stabilire se una parcella è congrua o no e i privati si dovranno "fidare" del preventivo del professionista. Come si farà a capire se uno fa dumping?». Freyrie salva però la norma sui confidi, che può costituire un'opportunità di crescita e di sviluppo degli studi.
Su analoga linea il presidente degli ingegneri, Armando Zambrano, che però chiede siano anche disciplinate al più presto le società professionali di capitali: «Potrebbe essere pericoloso colpire deontologicamente il professionista che sbaglia ma non la società né il socio di capitali che è libero anche di chiudere e riaprire l'attività altrove».

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