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Professioni, per gli under la decrescita non è felice

Le professioni giuridico-economiche hanno perso il loro appeal, soprattutto nei confronti dei giovani. I numeri parlano chiaro. Se fino all’inizio del secolo gli iscritti agli albi di dottore commercialista, avvocato, consulente del lavoro e notaio aumentavano al ritmo del 4-5% annuo, ora siamo scesi a un più modesto zero virgola qualcosa.
Tra i commercialisti la quota degli iscritti under 40 si è dimezzata negli ultimi dieci anni, passando dal 30% del totale del 2009 all’attuale 14%. Il trend è più o meno lo stesso anche nelle altre professioni. E il motivo principale è da ricercarsi nel fatto che i redditi dei professionisti giovani sono troppo bassi e ci vogliono troppi anni per raggiungere un minimo di autonomia economica. Clamoroso il caso degli avvocati che, sotto i 40 anni, denunciano un reddito medio di 23 mila euro (che sale a 40 mila euro sopra i 40 anni): il motivo è che questa categoria è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni e oggi non è più in grado di garantire un reddito dignitoso a chi non sia già un professionista affermato. Negli ultimi 20 anni i legali sono infatti aumentati del 250%, passando da 100 mila di fine secolo ai 250 mila attuali. Ci sono regioni, come la Calabria, che hanno sette avvocati ogni mille abitanti, mentre il Veneto è a quota 2,6 e la Lombardia a 3,5. E questo spiega anche la differenza di reddito medio che, per gli avvocati lombardi è di 70 mila euro mentre per quelli calabresi si ferma a 19 mila. Non è quindi un caso se da quattro anni la percentuale di crescita degli iscritti all’albo degli avvocati è inferiore all’1%. È già strano che non ci sia un calo (che comunque non tarderà a manifestarsi, date queste condizioni).
Un barlume di speranza per le giovani generazioni di professionisti, soprattutto dell’area legale, potrebbe arrivare dall’infornata che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sta preparando per attrezzare la pubblica amministrazione alle esigenze del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Ma anche questo non potrà dare che un sollievo momentaneo alla pressione occupazionale, e non certo risolvere un problema strutturale che avrebbe bisogno di ben altro per essere indirizzato su un binario virtuoso.

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