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Professioni, non si ferma il calo dei redditi

Per i professionisti la ripresa è lontana. Continua la contrazione dei redditi, che perdura nel 2013 e secondo le stime fornite da alcune Casse di previdenza continuerà anche per il 2014. I dati sul mondo delle professioni del IV Rapporto Adepp sulla previdenza privata non sono confortanti. La crisi ha lasciato il segno, come dimostrano le uscite per gli ammortizzatori sociali sostenuto dalle Casse, che sono raddoppiate rispetto al periodo pre crisi e nel 2013 hanno superato i 72 milioni di euro. Trova inoltre conferma il fenomeno che vede giovani aspiranti lavoratori tentare la libera professione “pur di fare qualcosa”. E infatti il numero dei professionisti sale a 1,41 milioni (erano 1.390.846 a fine 2012), con un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente e del 15% rispetto al 2005. Crescono i professionisti, ma le entrate continuano a calare. Il reddito medio reale – prendendo come riferimento il 2005 – delle Casse iscritte all’Adepp nel 2013 è stato pari a 30.155,29 euro (il valore nominale è pari a 35.734,02). A meno di improvvisi cambi di scenario con le dichiarazioni 2015 relative ai redditi di quest’anno sono alte le probabilità di scendere sotto i30mila euro di reddito medio. Del resto la tendenza al calo viene confermata anche dalle prime proiezioni sul 2014. Che non lasciano presagire nulla di buono facendo segnare un calo in media di mille euro rispetto alle prime proiezioni dell’anno scorso sul 2013. 
Il calo dal 2005 a oggi è del 13%; se il confronto si fa con il 2007 la contrazione sale al 15,21 per cento. I consulenti del lavoro sono la professione che registra il maggior calo nel reddito tra il 2012 e il 2013, con – 8,48%, in termini assoluti la perdita registrata è di circa 3mila euro. Analoga contrazione (- 8,37%) riguarda i medici assunti, che però partono da un reddito medio di 63mila euro, praticamente il doppio di quello dei consulenti: la perdita di reddito annuale per i medici è stata di quasi 6mila euro. Un calo reddituale superiore al 5% rispetto all’anno precedente è stato anche registrato da geometri (- 5,69%) e ragionieri (- 5,12%)
Se escludiamo il caso dei notai che hanno comunicato il repertorio medio e non il reddito medio, la cui crescita nell’ultimo anno è legata agli effetti rivalutativi degli imponibili contributivi previsti dal Dm 265/2012 – in termini reali, infatti, anche nel 2013 i repertori notarili medi hanno registrato una contrazione del 9% – le uniche due professioni che registrano una crescita intorno al 6% del reddito tra il 2012 e il 2013 sono agrari e agrotecnici. Va però sottolineato che queste due professioni partono da redditi piuttosto bassi, pari a 18.751 euro per i primi e 13.488 per i secondi. Se la variazione del reddito viene confrontata con il 2005, il calo più significativo lo registrano i notai ( – 50%) che restano comunque la categoria più ricca tra le professioni. Seguono ingegneri e architetti, che hanno perso il 29,43% del reddito, i biologi ( – 23,15%), i consulenti del lavoro (- 21,80%) e gli avvocati ( – 18,54%). Solo in sei casi nel confronto tra il 2005 e il 2013 non è stato registrato un “calo”: si tratta dei professionisti dell’agricoltura (Enpaia gestione ordinaria e gestione separata), dei veterinari, che però hanno un reddito medio tra i più bassi pari a 14.131 euro l’anno, e dei medici, sia assunti che liberi professionisti: i primi in otto anni hanno registrato un aumento del reddito del 4,5%, i secondi del 21 per cento.
«Il sistema delle Casse tiene grazie alla stretta correlazione tra versamenti e pensioni – spiega il presidente Adepp, Andrea Camporese – ma non basta questo per affermare che la missione previdenziale è espletata; servono prestazioni ragionevoli mentre a causa di questo perdurare del calo dei redditi si rischia di avere prestazioni depresse». Per i professionisti, così come accade per la gestione separata Inps, se si escludono alcune eccezioni, non è prevista una pensione minima.
Si conferma il gap di entrate tra donne e uomini: se nel 2005 era del 42,79% nel 2013 è del 41,05 per cento. Di questo passo tra 35 anni si potrebbe arrivare al pareggio. «Questa differenza di reddito è un fenomeno che non riesco a capire fino in fondo – afferma Camporese -: credo che sia una questione culturale e che servirà del tempo. Certo è che negli ultimi anni stiamo assistendo alla femminilizzazione delle professioni – afferma Camporese – e le Casse si sono attivate per offrire servizi di welfare pensati per le donne». Il IV Rapporto Adepp, che sarà presentato questa mattina a Roma, presso l’auditorium di Cassa forense in via Ennio Quirino Visconti 6, entra anche nel merito del welfare, dei giovani, della tassazione e del patrimonio degli enti, su cui la pressione fiscale rischia di aumentare a meno di modifiche alla legge di stabilità.
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