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Professioni, la riforma in un anno

di Ignazio Marino 

La riforma delle professioni ha una scadenza certa. Entro 12 mesi, infatti, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati secondo una serie di principi. Dopo 15 anni di tentativi, l'aver fissato sulla carta una data certa per il restyling è probabilmente il successo più grande della Manovra economica (approvata ieri alla Camera) in materia di attività intellettuali.

Visto che, dopo una serie di tentativi dell'esecutivo di liberalizzare in maniera incisiva il comparto (inizialmente era previsto perfino l'eliminazione dell'esame di stato per alcune professioni), il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, alla fine è sceso a compromesso e scelto una riforma più soft. Incontrando, fra l'altro, il favore dei rappresentanti delle categorie che già un anno fa avevano presentato al ministro della giustizia una proposta di ammodernamento della disciplina degli ordini non molto lontana di quella in commento. Partendo dal principio di salvaguardia dell'esame di stato (articolo 33 della Costituzione) per l'esercizio delle professioni, vediamo meglio quali sono gli interventi messi in cantiere.

Accesso e formazione non cambiano. La Manovra, infatti, riafferma principi già esistenti. L'accesso alle professioni dovrà restare libero. Eventuali limitazioni, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, saranno consentite unicamente laddove rispondano a ragioni di interesse pubblico tra cui in particolare quelle connesse alla tutela della salute umana. Il discorso non cambia sulla formazione. È infatti previsto l'obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente. Una previsione, in realtà già contemplata da tutti gli ordini.

Tirocinio con equo compenso. È una delle poche novità. La disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione dovrà conformarsi a criteri che garantiscano l'effettivo svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare la preparazione migliore. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Ma non solo. Al fine di accelerare l'accesso al mondo del lavoro, la durata della pratica in studio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni e potrà essere svolta anche durante l'università.

Compensi e pubblicità. Anche in questo caso, la manovra non fa altro che riaffermare principi già contenuti nelle liberalizzazioni di Bersani del 2006 e quindi introdotti in tutti i codici deontologici delle professioni. Resta confermato, quindi, che il compenso spettante al professionista è pattuito fra le parti con la variante che dovrà essere messo per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali. Anzi, in realtà la Manovra sembra dare nuovo vigore ai vecchi tariffari (fino al 2006 inderogabili) che per legge ritornano ad essere un punto di riferimento. Anche la pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l'attività professionale, le specializzazioni ed i titoli posseduti, la struttura dello studio e i compensi delle prestazioni, resta libera.

Assicurazione e altro. A tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio della propria attività. Qui l'altra novità. Al contrario della previsione della formazione obbligatoria, in materia di assicurazione il quadro è quanto mai frammentato fra le professioni. Domani sarà più uniforme. Ancora, gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina.

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