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Professioni, ecco le società

Il 22 aprile, probabilmente nel momento di maggior oscurità di una crisi economica che sempre di più sta travolgendo anche gli studi professionali, sono formalmente entrate in vigore le società tra professionisti. Non saranno certo l’aiuto decisivo per uscire da un pantano fatto di imprese che chiudono, pagamenti sempre più in ritardo, studi che, per mancanza di liquidità, sempre più spesso mettono i dipendenti in cassa integrazione. Ma possono essere una chance da valutare. Ci sono ancora numerosi aspetti da chiarire, come la disciplina fiscale che, secondo quanto anticipato da ItaliaOggi di mercoledì scorso, sarà definita in una risoluzione dell’Agenzia delle entrate. Una presa di posizione ufficiale che qualificherà l’utile prodotto dalle Stp come reddito di lavoro autonomo. Da questo punto di vista non ci saranno grosse novità rispetto all’attività di un singolo professionista o dell’attuale associazione professionale. In ogni caso saranno dovuti le stesse imposte e gli stessi contributi previdenziali. Un problema potrebbe essere rappresentato dalla possibilità di distribuire gli utili della Stp solo dopo che è stato approvato il bilancio, quindi con parecchi mesi di ritardo rispetto all’incasso della parcella. Al di là di questi dubbi ancora da sciogliere, la società tra professionisti presenta però alcuni vantaggi che, in alcune situazioni, potrebbero essere decisivi. Soprattutto la possibilità di limitare la responsabilità professionale dei soci. La forma societaria può essere inoltre utilizzata per semplificare l’organizzazione interna dello studio e le operazioni di acquisizione di altri studi. Infine la possibilità di far entrare nella compagine un socio non iscritto all’ordine per conferire capitali che, in alcuni casi, possono essere decisivi. Per esempio in fase di start up, o di ristrutturazione, o di acquisizione di altri studi. Le Stp non segnano certamente la svolta decisiva per il mondo delle professioni, angustiato, come si è detto, da ben altri problemi. Oltretutto non saranno utilizzate da avvocati (per i quali la riforma forense prevede una disciplina ad hoc), né da ingegneri, che hanno problematiche e regole diverse rispetto alla maggior parte delle professioni. Tuttavia possono essere un’opportunità in più. Da valutare attentamente, non da scartare a priori. Dopo anni di attesa, è già qualcosa.

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