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Professioni, Brexit complicata

Più lunga la strada per il riconoscimento di qualifiche professionali; impraticabile l’attività forense temporanea in Italia per l’avvocato inglese; solo più trattati internazionali o regole italiane di diritto internazionale privato per divorzi e rapporti di famiglia. E per la privacy, il Regno Unito diventa un paese terzo e si apre una fase di transizione fino a che la Commissione non riconoscerà che è un paese dove è garantito un livello adeguato di tutela della riservatezza.Sono questi alcuni degli effetti della Brexit senza accordo (no deal), riepilogati dal ministero della giustizia, che ha diffuso il prospetto informativo n. 1/2019, destinato a dare chiarimenti su quello che potrebbe capitare e che si può sintetizzare così: o c’è un accordo internazionale, e allora si applicherà al posto dei regolamenti e accordi Ue); oppure non c’è, e allora la materia è regolata dalle norme italiane di diritto internazionale privato.

Vediamo i casi principali.

PROFESSIONI

Nel caso di Brexit senza accordo (no deal scenario), il Regno Unito dovrà invece essere considerato paese terzo: il riconoscimento in uno stato Ue delle qualifiche professionali conseguite in UK sarà assoggettato alle norme nazionali (d.P.R. n. 394 del 1999).

AVVOCATI

L’avvocato che ha acquisito la qualifica all’estero avrà solo una possibilità per il riconoscimento del titolo in Italia e cioè procedimento di riconoscimento dei titoli professionali di competenza del Ministero della Giustizia (d.lgs 206/2007), il quale prevede il superamento obbligatorio di una prova attitudinale. Non è più possibile il procedimento di competenza dei consigli dell’ordine degli avvocati. Inoltre, gli avvocati britannici perderanno la possibilità di esercitare la professione in libera prestazione temporanea e occasionale.

IMI

Non sarà più possibile usufruire del sistema IMI (Internal Market Information System, sistema telematico di assistenza reciproca) per il riconoscimento dei titoli professionali provenienti dal Regno Unito. Si tratterà di capire se e in che modo le strutture attualmente predisposte nel sistema IMI dalle autorità britanniche verranno sostituite.

FAMIGLIA

Per effetto della Brexit, in caso di no deal, tra Regno Unito e Italia continuerà ad essere applicabile la Convenzione Aja 1980, ma non più il Regolamento n. 2201 del 2003. Sempre per il caso di recesso senza accordo, continueranno ad applicarsi alcuni trattati internazionali e cioè: Convenzione Aja 1980, sulla sottrazione internazionale di minori; Convenzione Aja 1996, sulla responsabilità genitoriale e le misure di protezione dei minori. Nella materia del riconoscimento dei divorzi e delle separazioni, applica la Convenzione dell’Aja del 1970. Quanto alle obbligazioni alimentari, si applica la Convenzione sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia.

PRIVACY

Con la Brexit, il Regno Unito diventerà “paese terzo” rispetto allo scambio dei dati personali. Si ipotizza già da adesso che verrà adottata una decisione di adeguatezza in favore del Regno Unito, con la quale la Commissione accerta che il paese terzo garantisce un livello di protezione “adeguato”. Fino a che non ci sarà una decisione della Commissione si dovrà fare riferimento alla disciplina generale del regolamento europeo n. 679 del 2016. In mancanza di una decisione di adeguatezza, si possono trasferire dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale solo se in presenza di garanzie adeguate e a condizione che gli interessati dispongano di diritti azionabili e mezzi di ricorso effettivi. In mancanza di garanzie adeguate, è ammesso il trasferimento di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale soltanto se si verifica una delle condizioni previste dall’articolo 49 Gdpr come, ad esempio, il consenso esplicito dell’interessato. Nel periodo transitorio, dunque, il titolare del trattamento europeo dovrà far riferimento a queste disposizioni normative.

Antonio Ciccia Messina

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