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Produzione in lieve crescita

Da quasi tre anni, da agosto 2011, non si vedeva un dato migliore. La crescita annua dell’1,6% per la produzione industriale, che “bissa” l’aumento anche in termini mensili destagionalizzati (+0,7%) offre senz’altro qualche motivo di ottimismo, anche se il calendario rende la lettura dei numeri non del tutto lineare.
Il confronto è reso infatti omogeneo ragionando a parità di giornate lavorative ma quello che la statistica non può fare è depurare il dato dall’effetto-Pasqua. Festività posizionata in aprile quest’anno, a marzo nel 2013, con effetti in particolare per il comparto alimentare, non a caso uno dei migliori con un balzo del 5,8% su base annua (mentre a marzo aveva perso lo 0,7%). Se qualche decimo di punto può dunque essere legato al calendario, va detto che in generale l’orientamento resta positivo per la terza volta in quattro mesi nel 2014, con la manifattura in crescita media del 2,1% mentre l’energia, che su base mensile cresce del 3%, prosegue in termini annui la sua discesa (-5,3%, 13esimo mese consecutivo in rosso), affondata in particolare dalla minore produzione di gas (-16%) e forse in piccola parte anche dai volumi “mancanti” legati alla produzione Tirreno Power di Vado Ligure, sotto parziale sequestro dallo scorso marzo. Metallurgia, gomma-plastica, mezzi di trasporto e chimica realizzano ad aprile le performance migliori mentre è in parte inattesa, dopo la corsa degli ordinativi del primo trimestre, la battuta d’arresto dei macchinari, giù di oltre tre punti nel mese. Sulla base dei dati Istat il Centro Studi Confindustria affina le stime sul mese di maggio riportando a zero il piccolo aumento mensile (0,2%) calcolato in precedenza. Il quadro – spiega il Centro Studi – rimane nel complesso debole ma orientato al miglioramento. Gli indicatori disponibili per il manifatturiero non delineano una netta accelerazione ma segnalano il proseguimento di un lento recupero nei prossimi mesi. Recupero “soft” legato anche alle valutazioni dei direttori degli acquisti sugli ordini ricevuti dalle imprese manifatturiere, con la segnalazione di un rallentamento del ritmo di crescita.
Nonostante l’avanzata a passo lento, l’Italia nel confronto internazionale è l’unico paese del G7 a registrare un’accelerazione della crescita in aprile secondo il superindice dell’Ocse, l’indicatore dell’organizzazione internazionale con sede a Parigi che anticipa i punti di svolta nell’attività economica rispetto al trend. Per l’Italia l’indicatore sale a quota 101,6 in aprile da 101,4 in marzo. Su base annua l’incremento è del 2,4% più che doppio rispetto alla Germania (+1,05%), molto meglio di Regno Unito e Stati Uniti, mentre altre aree emergenti come Cina e Brasile presentano numeri in calo.
Il clima complessivo resta dunque in bilico, con alcuni segnali confortanti che tuttavia non bastano per parlare di rimbalzo deciso né tantomeno per riassorbire i posti di lavoro persi negli ultimi anni, più di un milione negli ultimi 12 mesi. Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi «si tratta di variazioni minime, non si possono ancora interpretare come una vera ripartenza, che speriamo arrivi nel più breve tempo possibile».
Anche il prodotto interno lordo, con l’Istat che conferma un calo dello 0,1%, presenta uno scenario analogo. Si registra, per la prima volta dal 2010, un accenno di ripresa per i consumi delle famiglie, così come ripartono, dopo dieci trimestri consecutivi in calo, gli investimenti in macchinari e attrezzature. Ma proprio gli investimenti, appesantiti da costruzioni e mezzi di trasporto, sono il punto di debolezza che porta in rosso il dato finale. Con effetti evidenti sull’intera filiera legata alle costruzioni, a sua volta in grado di determinare ricadute negative in vaste aree dell’indotto. Lo stop del mercato resta evidente ad esempio nei consumi di cemento, stimati in calo nel 2014 del 10%, altre due milioni di tonnellate perse che ci riportano ai livelli degli anni ’50.

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