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Produzione giù, ripresa a rischio

L’attività industriale cala, la ripresa di Eurolandia va in stallo. È particolarmente brutto il dato sulla produzione industriale di maggio nell’Unione monetaria: è risultata in calo dell’1,1% mensile (la peggior flessione congiunturale da settembre 2012), cancellando del tutto il balzo dello 0,7% di aprile che aveva fatto ben sperare per l’andamento della primavera. Ora gli analisti si aspettano un Pil del secondo trimestre non certo in accelerazione rispetto al +0,2% dell’inverno; mentre, spiegano per esempio François Cabau e Apolline Menut di Barclays, il dato di ieri «è coerente con una crescita annua dello 0,5%». Non molto, né rispetto alle attese, né rispetto alle speranze.
La flessione ha interessato un po’ tutti i paesi. Aveva sorpreso nei giorni scorsi la Germania, con il suo inatteso -1,4%, ma anche Francia (-1,3%), Italia (-1,2%) e Spagna (-0,9%) hanno deluso. Nella periferia di Eurolandia la migliore è stata la Grecia, con la sua crescita zero, mentre il Portogallo ha segnato un brutto -3,6%, che segue e corregge però il +6,8% di aprile. In controtendenza alcuni tra i paesi più piccoli e l’Olanda, mentre sorprende un po’ il fatto che la flessione si sia manifestata anche al di fuori di Eurolandia: in Svezia, per esempio (-3,2%) e persino in una Gran Bretagna (-0,7%) che sembrava decisamente orientata alla ripresa.
Un solo settore si è mosso inoltre in controtendenza, ed è quello dell’energia (+3%), probabilmente un rimbalzo dopo le flessioni del primo trimestre; mentre i beni capitali hanno subìto una flessione contenuta allo 0,5%. Particolarmente forte, sottolinea Barclays, è stato il calo – il quarto consecutivo – del settore chimico, in flessione del 2,8% mensile.
Lo scenario che si sta delineando sembra dunque piuttosto preoccupante. Tra gli analisti non manca chi pensa a fattori puramente tecnici, temporanei, in gioco: «È molto probabile – spiega così Marco Valli di UniCredit – che la flessione della produzione sia spiegata da “effetti di calendario” sfavorevoli». I giorni di un “ponte festivo” vengono infatti calcolati come giorni lavorativi, ma spesso – aggiunge Valli – sono accompagnati da una interruzione dell’attività di alcune imprese. «Tra i maggiori Paesi di Eurolandia, la Germania e l’Italia avevano a maggio un giorno di ponte, la Francia due». Tenendo conto di questi fattori e immaginando un rimbalzo a giugno, UniCredit prevede una produzione industriale ferma nel secondo trimestre e un Pil in crescita dello 0,3% invece dello 0,5% inizialmente stimato.
I “ponti festivi” sono evocati anche da Christel Aranda-Hassel e il suo team di Credit Suisse in una ricerca che esplora – senza sposarla fino in fondo – l’idea dello stallo della ripresa di Eurolandia. Secondo lo studio, però, la debolezza dell’attività economica è comunque strutturale, e trae origine da quanto avviene fuori dell’Unione monetaria. «A livello dell’economia globale, la produzione industriale, e la crescita dell’interscambio commerciale ha rallentato notevolmente nella prima metà dell’anno». È un’ipotesi che potrebbe spiegare il cattivo andamento di Svezia e Gran Bretagna, e che permette un po’ di ottimismo. «La nostra analisi – continua la ricerca – suggerisce che la spinta alla produzione industriale abbia raggiunto un minimo a giugno e possa migliorare nella seconda metà dell’anno». È possibile immaginare, aggiunge il Credit Suisse, che l’Unione – come ha fatto di consueto prima della crisi – segua l’economia globale con un ritardo di 3-4 mesi.
Non si può inoltre dimenticare che la produzione industriale è sempre meno significativa per l’intera attività economica. Fino a qualche anno fa, anche una parte notevole dei servizi era strettamente legata al manifatturiero e si muoveva in sincronia. Oggi i servizi sono spesso orientati al consumatore e sono molto più volatili. Non a caso il Credit Suisse sottolinea, come fattore di ottimismo, proprio il buon andamento della domanda interna, sostenuta anche dalla bassa inflazione, e i suoi effetti sui servizi. C’è inoltre una certa attesa per la fine dell’Asset quality review sui bilanci delle banche, che potrebbe coincidere – anche grazie alle recenti iniziative della Banca centrale europea a favore dei prestiti – con la ripresa dell’attività creditizia. Se la pausa di riflessione primaverile è ormai quasi un dato di fatto e non potrà non influire nel Pil di fine anno, nulla lascia indicare al momento che la ripresa possa esaurire la sua spinta.

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