Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Produzione giù Italia sorpassata da India e Brasile

Battuti dal Brasile e dall’India: l’Italia perde un altro posto nella classifica delle potenze industriali, il terzo in sei anni, e scivola alla posizione numero otto. In testa a tutti c’è la Cina, seguita da Usa, Giappone, Germania, Corea del Sud e appunto India e Brasile. Poi arriviamo noi. La graduatoria dei paesi produttori — elaborata come ogni anno da Confindustria — ci vede perdere ancora terreno. Una caduta in parte «fisiologica», commenta il Centro studi, perché dovuta alla corsa delle economie emergenti, ma in parte legata anche a «demeriti domestici».

Ora si sa che la produzione di un paese non va sempre a braccetto con il suo sviluppo — visto che fra chi ci «batte» ci sono nazioni dove i diritti sono negati e dove si usa violenza sulle bambine — ma certo il crollo della manifattura ha conseguenze pesanti per chi ci vive. In Italia, fra il 2001 e il 2013, segnala Confindustria, hanno chiuso 120 mila aziende, ventimila solo negli ultimi due anni. La produzione è crollata del 25,5 per cento (mentre a livello mondiale aumentava del 36%) e i posti di lavoro perduti hanno raggiunto quota 1 milione e 160 mila. Un «quadro impietoso» commenta Giorgio Squinzi, leader degli ingiunto dustriali, dal quale arrivano «elementi di forte tensione per la tenuta complessiva del sistema produttivo». Eppure, ha ag- il numero, «non siamo vittime di un destino crudele e ineluttabile». Qualcosa si muove: per rilanciare il paese, occorre «un salto di mentalità, una svolta chiara e decisa: mi pare che si stiano creando le condizioni per tale svolta». Cambiamento necessario perché quello che è successo all’economia italiana negli ultimi venti anni «ha radici antiche nei mali del nostro paese: la performance durante la crisi è dovuta a demeriti soprattutto nostri».
Sul fatto che qualcosa si muova e che molto si possa fare è d’accordo anche Unioncamere che — per facilitare la nascita di giovani imprese — propone al governo di consentire l’esenzione totale per i primi due anni dei costi relativi all’iscrizione al registro delle imprese delle Camere di Commercio e la gratuità dei servizi di accompagnamento per i giovani che vogliano aprire un’attività. L’obiettivo di Unioncamere è quello di favorire la formazione di 30 mila start up in due anni con 51mila occupati in più e un incremento del valore aggiunto del sistema paese di quasi 3 miliardi di euro che salirebbe a 7,5 miliardi e a oltre 130mila occupati considerando l’indotto. «In un momento in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 46 per cento — ha commentato Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere — non possiamo più stare a guardare».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa