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Produzione e tassi, spiragli di ripresa

ROMA — Arriva la ripresa dell’economia. Prevista fin dall’estate scorsa dagli ottimisti — come il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni — atterra nel Vecchio Continente sulle ali del superindice Ocse che segnala uno «slancio positivo per Italia ed eurozona» e su quelle dell’Istat che registra per la prima volta dopo 26 mesi un aumento a novembre della produzione industriale superiore alle attese dell’1,4%. Buone notizie anche dal fronte dei conti pubblici: nella prima asta a medio lungo termine del 2014 il Tesoro ha collocato senza problemi e a tassi calanti 8,2 miliardi di Btp. Il mercato ha apprezzato anche i bond a sette anni, al loro debutto come offerta regolare, assorbendo 2,5 miliardi al tasso lordo del 3,17%. Lo spread con il Bund tedesco chiude in area stabile a 207 punti base con un calo del decennale al 3,89 rispetto al 3,92 di venerdì.
Se la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che la crescita della produzione industriale a novembre — pur valendo appena il 20% del Pil — «certifica che in Italia la ripresa è avviata» e che probabilmente l’economia nell’ultimo trimestre del 2013 dovrebbe tornare in area positiva, gli imprenditori invitano alla cautela. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi commenta questo scenario con un prudente «bisogna crederci e serve ottimismo» e cita la valutazione del Centro studi che per la produzione prevede a dicembre già un nuovo ristagno. E in ogni caso, ricorda Squinzi, la produzione industriale «in questi anni di crisi è caduta del 23,8% e ci vorranno altri 8 anni per recuperare».
Non buone nuove dal turbolente vulcano della casa sotto assedio dalle tasse. I Caf fiscali, a dieci giorni dalla scadenza visto che il governo non ci vuol sentire a spostare la data del 24 gennaio, sono presi d’assalto dai 10 milioni di cittadini che dovranno pagare la “mini-Imu” che si prospetta avere una rata media di 40 -42 euro. Poi, per quanto riguarda la Tasi (l’imposta sui servizi pagata anche dagli inquilini), è ancora atteso l’emendamento che permetterà ai Comuni di alzare l’aliquota 2014 fino ad un massimo dello 0,8% per consentire le detrazioni a favore delle famiglie più deboli. Ma ai Comuni non basta e, indifferenti all’accusa di essere «famelici» lanciata da Confedilizia, per bocca dell’Anci (l’associazione che li rappresenta a livello nazionale) hanno chiesto un miliardo per compensare il mancato gettito dallo Stato. Il presidente Anci e sindaco di Torino Piero Fassino ha scritto una lettera a tutti i senatori per spiegare i loro problemi finanziari.
Lo scenario positivo immaginato dall’Ocse — all’Italia il leading indicator ha assegnato un range di 101,2 rispetto al 101 dell’eurozona — non cambia comunque la struttura di fondo dei dati macro. Il 2013 è destinato a chiudersi con un Pil ancora in calo del 2% e le attese sono di capire di quanto crescerà nel quarto trimestre: da questo dipenderà la velocità di ripresa nel 2014. Squinzi ha messo le mani avanti su un altro rischio. «Di tornare a ripercorrere una strada di sviluppo fondata ancora una volta sulla leva finanziaria a scapito di investimenti realmente innovativi». Per il leader degli imprenditori «sbagliare ancora avrebbe conseguenze non sanabili».

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