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Produttività e smart working. Svolta negli uffici pubblici

In cinque tutti dallo stesso lato del tavolo, non contrapposti: forse anche questo è il segnale della svolta delle relazioni tra il governo e i sindacati e della nuova stagione della Pubblica Amministrazione. Il “Patto per l’Innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” siglato ieri dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dai segretari generali di Cgil Maurizio Landini, Cisl Luigi Sbarra e Uil Pierpaolo Bombardieri pone «le basi per la costruzione di una nuova Italia», afferma il ministro per la Pa Renato Brunetta. Anche se, certo, resta «il primo passo», ammette Draghi: «Molto, se non quasi tutto, resta da fare». Non si tratta solo dell’esigenza di gestire al meglio il Recovery Plan: il Patto siglato a Palazzo Chigi guarda oltre. Draghi sottolinea che «il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società. Se il primo funziona, funziona anche la seconda. In caso contrario, la società diventa più fragile, più ingiusta». Una valorizzazione inedita del ruolo della Pa che, rileva Bombardieri, diventa «uno degli asset strategici, motore di sviluppo e innovazione».
Dopo le stagioni dei “fannulloni”, dei “furbetti del cartellino”, ma anche delle contrapposizioni, «si apre una fase molto importante e significativa », afferma Landini. I leader sindacali seduti al tavolo sono gli stessi che a dicembre hanno proclamato lo sciopero, e anche la cifra messa sul piatto del governo rimane un aumento medio lordo mensile di 107 euro. Ma c’è l’impegno a reperire nuove risorse con la legge di Bilancio 2022. Soprattutto, c’è la centralità della contrattazione, rivendicata con forza dai sindacati. Si declina in una regolamentazione dello smart working non sottoposta a «una iper-regolamentazione legislativa» ma adattata «alle esigenze delle diverse funzioni». Si traduce in un diritto- dovere all’aggiornamento professionale: Draghi ricorda che la spesa media per dipendente è attualmente di 48 euro, ma un solo giorno è destinato alla formazione del personale pubblico. Si sviluppa nella definizione di contratti integrativi che puntino alla «valutazione oggettiva della produttività» e «alla sua valorizzazione economica e professionale ». Si parla di «un rinnovato sistema di relazioni sindacali capace di dare valore alle specificità di contesto » della PA.
Non è solo un accordo che vola alto: parla anche di questioni da addetti ai lavori come “l’elemento perequativo” (l’aumento contrattuale che serve a evitare che il bonus Renzi venga riassorbito) e di revisione degli ordinamenti e dei sistemi di classificazione del personale, significa riconoscere in via contrattuale le professionalità acquisite in anni di blocco della contrattazione. E si parla di nuove forme di welfare e di estensione ai comparti del pubblico impiego delle agevolazioni fiscali previste per i settori privati. Questa la cornice, da domani ci si siede ai tavoli di contrattazione: Brunetta ha già convocato alle 15 tutti i sindacati, non solo Cgil, Cisl e Uil ma anche le altre sigle rappresentative del comparto, e che hanno vivamente protestato per l’esclusione dal Patto di Palazzo Chigi.
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