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Produttività, sconti per 7mila contratti

Sono più di 7mila i contratti che portano in “dote” lo sconto sui premi di produttività siglati secondo il modello previsto dal “decreto Fornero” (Dpcm del 22 gennaio 2013) e depositati presso le direzioni territoriali del lavoro. A certificarlo è il ministero del Welfare, che nel 2013 ne ha censiti 6.464 (su oltre 10mila accordi di secondo livello), a cui se ne sommano 910 relativi ai primi mesi di quest’anno.
Si tratta di 6.803 intese aziendali (il 92% del totale) e 571 territoriali che seguono le nuove regole per ottenere la tassazione agevolata del 10% sulle retribuzioni di produttività. Per i lavoratori c’è la chance di ottenere un doppio vantaggio: se il reddito annuo non supera i 26mila euro, infatti, alle tasse light sul premio si “somma” il bonus Irpef previsto dal Governo Renzi a favore dei redditi più bassi.
Il numero delle intese è ancora contenuto e conferma come la negoziazione del salario sia la seconda materia più contrattata in azienda (15%), a lunga distanza dalle ristrutturazioni aziendali che, complice la recessione, sono aumentate in modo esponenziale negli ultimi anni. Secondo l’Osservatorio della Cisl, nel 2010 gli accordi per gestire le crisi rappresentavano il 24% dei contratti di secondo livello, passando al 41% nel 2011 e al 67% nel 2014. Non c’è solo la crisi a frenare il decollo delle intese per la detassazione dei premi di produttività: il budget da cui attingere è stato tagliato da 400 a 305 milioni dalla legge di stabilità varata lo scorso anno. «In più – spiega Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl – il ritardo con cui è stata riconfermata la tassazione agevolata (il decreto che doveva essere emanato entro il 15 gennaio è stato pubblicato solo il 29 aprile) non ha certo favorito lo sviluppo di questo tipo di contrattazione, che per decollare dovrebbe essere resa strutturale».
Lo stock delle intese per la detassazione dei salari di produttività potrebbe però prendere consistenza nei prossimi mesi, visto che i dati del 2014 «sono parziali, in quanto le direzioni territoriali non hanno ancora concluso l’inserimento nel database informatico» precisano dal ministero del Lavoro.
Le regole introdotte nel 2013, poi, prevedono paletti più stringenti, non tanto sul limite del premio detassabile, che quest’anno è stato alzato a 3mila euro lordi rispetto ai 2.500 del 2013 (mentre è stato di 6mila euro dal 2009 al 2011), quanto sul piano dei parametri a cui collegare il salario di produttività. Il decreto dello scorso anno ha previsto che i premi siano collegati a indicatori quantitativi di produttività (anche legati all’orario di lavoro), oppure che i contratti prevedano l’attivazione di almeno una misura in tre aree di intervento su quattro, individuate tra organizzazione dell’orario per migliorare l’uso degli impianti, distribuzione “elastica” delle ferie, maggior utilizzo di tecnologie informatiche, fungibilità delle mansioni.
Delle due strade – che possono anche coesistere nello stesso contratto – la più gettonata è stata la prima: dai dati dell’Osservatorio sulla contrattazione di secondo livello della Cisl emerge che le voci maggiormente connesse alla detassazione sono quelle legate a doppio filo a indicatori quantitativi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione (59% nel 2013 e 54% nel 2014).
I settori in cui si contratta di più il salario di produttività sono metalmeccanico (26%), chimico (14%) e alimentare-agroindustria (10%), mentre a livello di “taglia” aziendale la maggior parte di questi accordi interessa imprese medio-grandi e con un numero di dipendenti compreso tra 500 e 2mila.

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