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Procura assente, ma si va avanti

Quando il giudice del merito accerta un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione della parte, deve comunque concedere un termine per sanare il vizio. E ciò anche quando la procura manca del tutto, mentre resta irrilevante la distinzione fra nullità e inesistenza dell’atto: a imporre la soluzione più garantista è l’interpretazione letterale dell’articolo 182 Cpc nella formulazione successiva alla riforma del processo civile, introdotta sul punto dall’articolo 46, secondo comma, della legge 69/2009. Risultato: non si può dichiarare inammissibile l’appello soltanto perché la procura alle liti risulta rilasciata a un altro avvocato. È quanto emerge dall’ordinanza 23353/21, pubblicata il 24 agosto dalla II sezione civile della Cassazione, sulla falsariga della sentenza 10885/18.

Legge violata. Accolto uno dei motivi di ricorso proposti dal cittadino che chiede l’equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo civile (cominciato nel lontano ’92, quando esisteva ancora la pretura). Sbaglia la Corte d’appello a dichiarare inammissibile il gravame sul mero rilievo di un difetto di rappresentanza in capo al professionista che ha sottoscritto il ricorso perché la procura ad litem risulta rilasciata a un altro avvocato. Trova ingresso la censura che denuncia la violazione di legge rispetto al disposto dell’articolo 182 Cpc: una volta rilevato il difetto di rappresentanza, infatti, la Corte territoriale avrebbe dovuto invitare la parte a sanare il vizio. E comunque assegnare un termine alla parte che non ha provveduto di sua iniziativa a rimediare all’errore: il tutto con effetti ex tunc e senza il limite delle preclusioni derivanti dalle decadenze processuali.

Potere d’ufficio. Il giudice deve ritenersi tenuto a promuovere la sanatoria, assegnando un termine perentorio, anche quando la procura manca del tutto: altrimenti non si spiegherebbe il richiamo testuale all’assegnazione del termine per il «rilascio della procura o per la rinnovazione», contenuto nell’attuale formulazione dell’articolo 182 Cpc. Il legislatore ha investito il giudice del potere officioso di verificare la corretta instaurazione del contraddittorio, rilevando da subito i vizi degli atti processuali relativi allo ius postulandi.

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