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Procura alle liti: nella Spa non basta la sigla del direttore

Inammissibile il ricorso in Cassazione di una società di capitali se la procura alle liti è sottoscritta da un direttore generale. A questa figura, infatti, sono attribuiti solo poteri che gli consentono di esplicare attività meramente interna o esecutiva, ma non quelli di rappresentanza dell'ente verso l'esterno.

Lo ha chiarito la terza sezione civile della Cassazione con la sentenza 3848/2011 che ha res pinto il ricorso presentato da una banca nel corso di un procedimento di esecuzione immobiliare.

In particolare i debitori hanno proposto opposizione alla procedura lamentando l'eccedenza dei pagamenti eseguiti rispetto all'entità del credito e chiedendo, di conseguenza, la rideterminazione dell'importo e la restituzione di quanto versato in eccesso.

Il tribunale ha respinto la domanda, ma la Corte di appello ha condannato l'istituto di credito a restituire agli istanti circa novantamila euro. Contro questa decisione la società di gestione dei crediti della banca, in qualità di procuratrice speciale dell'istituto stesso, ha quindi proposto ricorso in Cassazione al quale si sono opposti i debitori.

Questi ultimi, in particolare, hanno eccepito il difetto di rappresentanza in capo alla società che ha presentato ricorso in Cassazione per invalidità della procura alle liti, dal momento che chi aveva sottoscritto l'atto non aveva i poteri per impegnare la società.

La banca, a sua volta, ha insistito per la validità e regolarità della procura non solo perché rilasciata da un vice direttore generale, ma anche in considerazione del fatto che il notaio che aveva predisposto l'atto ne aveva attestato la pienezza dei poteri rappresentativi.

L'eccezione non ha convinto i giudici di legittimità i quali, al contrario, hanno affermato che la procura autenticata dal notaio è stata conferita dal direttore generale della direzione attivi creditizi della banca di cui, però, non è provata la sussistenza dei poteri rappresentativi. Non può bastare, spiega la Cassazione, la semplice qualifica di vice direttore generale «in difetto di qualunque documentazione sull'assetto organizzativo interno del conferente e dell'ambito e della consistenza delle facoltà attribuite al sottoscrittore».

Infatti, ha concluso la Suprema corte, nelle società per azioni i potere del direttore generale di rappresentare l'ente verso l'esterno si può ritenere sussistente soltanto quando vi sia stata una specifica attribuzione da parte dello statuto o dell'organo amministrativo. Allo stesso modo può presumersi nel caso in cui il manager dimostri di avere anche la qualifica di rappresentante legale della società, spettando in tal caso alla parte che ne contesta i poteri l'onere di fornire la prova contraria.

In tutti gli altri casi, però conclude la Corte, il potere rappresentativo non esiste dal momento che al direttore generale è riservata solo attività interna o esecutiva.
 

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