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Processo telematico, pronto il decreto

Al ministero della Giustizia si stringono i tempi. E già la prossima settimana il Consiglio dei ministri potrebbe approvare un decreto legge che punta a incentivare l’utilizzo del canale digitale nel processo civile. In particolare in quei settori dove, come avviene nel diritto fallimentare, è cruciale la figura del professionista sia esso avvocato oppure dottore commercialista nella gestione stessa del procedimento. Professionisti che sempre più si stanno dotando dell’infrastruttura minima per utilizzare su larga scale il web. Pochi mesi fa, in aprile, gli avvocati dotati di indirizzo di posta elettronica certificata erano 150mila dai 46mila del novembre 2011.
Il decreto legge dovrebbe rendere strutturale la modalità di comunicazione digitale da parte delle cancellerie dei tribunali. Con la conseguenza di generare risparmi immediati da destinare al miglioramento dell’efficienza di tutta l’amministrazione. Dal 1° giugno 2009, tanto per restare ad altri dati che fotografano la situazione, data di avvio nel primo tribunale (Milano), all’aprile scorso sono state inviate 3 milioni e mezzo di comunicazioni giudiziarie, con risparmi sempre crescenti che, nel corso del 2012, potrebbero toccare i 40 milioni.
Strutturali invece (sono installati nella totalità degli uffici di primo e secondo grado), i sistemi di gestione dei registri che permettono ad avvocati e professionisti di consultare in tempo reale i registri di cancelleria e i documenti elettronici inseriti nel fascicolo informatico.
Naturalmente le norme dovranno fare i conti con la realtà della digitalizzazione degli uffici giudiziari. Nella primavera passata erano attivi 52 uffici nei quali era possibile il deposito telematico degli atti (ne erano stati depositati 210mila con valore legale), mentre il 60% dei decreti ingiuntivi, uno dei provvedimenti più diffusi nei procedimenti civili è ormai emesso in via telematica nel 60% dei casi.
Oltre che sui provvedimenti in dirittura d’arrivo, come il decreto sul processo telematico, che potrebbe essere accompagnato da altre misure per lo smaltimento dell’arretrato, queste settimane di settembre rappresentano un banco di prova importante per altri interventi approvati nei mesi passati, ma non ancora operativi. Se giovedì prossimo 20 settembre rappresenterà il d-day per l’entrata in vigore dei tribunali delle imprese, oggi è la volta di un pacchetto di di norme a elevato tasso riformatore.
Nei tribunali da questa mattina si inizierà a fare i conti con le modifiche introdotte dal decreto sviluppo. A fare molto discutere è stato il filtro in appello, chiave di volta per iniziare a decongestionare i giudici di secondo grado. Ma a questo si accompagna anche la revisione dei motivi di ricorso in Cassazione, con l’intenzione di rendere più arduo il percorso delle impugnazioni solo pretestuose ma forte rischio di ingolfamento.
Molto importanti sono però anche le norme sul diritto fallimentare che, sin da questa mattina, è prevedibile potranno essere testate nelle cancellerie delle sezioni fallimentari. Diventa possibile infatti possibile la presentazione di una richiesta di concordato preventivo svincolata dalla contestuale presentazione del piano. Piano che dovrà essere depositato in seguito, ma richiesta che, intanto, fa scattare le coperture rispetto ad azioni esecutive sui beni d’azienda.
Nelle prossime settimane sarà possibile anche sperimentare la forza deterrente delle misure introdotte per ammorbidire gli effetti più problematici della legge Pinto. Misure indirizzate a definire una durata massima tollerabile del processo e a fissare anche standard per la liquidazione dei risarcimenti.

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