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Processo telematico in ritardo tecnologico

Ancora otto tribunali (su 140) senza servizi telematici attivi, tra cui Venezia, Lecce e Pistoia. Dotazioni tecnologiche zoppicanti, con il 40% degli uffici che hanno meno della metà di computer fissi efficienti. Velocità della connessione insufficiente nel 27% degli uffici. E appena il 10% degli avvocati italiani che si è misurato, nell’ultimo anno, con il deposito degli atti online. Si presenta così il sistema della giustizia civile a due settimane dal debutto del processo telematico nei tribunali, che partirà lunedì 30 giugno per le nuove cause.
A fotografare le ombre che si allungano sulla rivoluzione digitale dei giudizi civili sono il ministero della Giustizia, che ha diffuso nei giorni scorsi i dati sulla situazione del processo telematico aggiornati al 31 maggio, e il Consiglio superiore della magistratura, che ha condotto un’indagine sul campo interpellando direttamente i presidenti degli uffici giudiziari. Si tratta di due report da cui emerge una situazione complessa, in cui convivono realtà in cui il percorso verso la telematica è già stato completato e altre più arretrate e dove non tutti gli operatori sono pronti a partire.
Una realtà emersa anche al tavolo aperto dal ministro Andrea Orlando a magistrati e avvocati e che ha guidato la scelta, formalizzata nel decreto legge approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, di fissare un avvio modulare per il processo civile telematico, vale a dire per il deposito online degli atti processuali e dei documenti presentati dagli avvocati delle parti, a eccezioni di quelli di costituzione in giudizio, nei giudizi di fronte ai tribunali ordinari. La data di partenza è rimasta ferma al 30 giugno. Ma in pratica, abbandoneranno la carta per imboccare il canale online solo gli atti presentati nei nuovi procedimenti, che inizieranno dal 30 giugno prossimo. Invece, per i processi già in corso, il passaggio all’informatica per ora è facoltativo.
Si guadagna così qualche mese per mettere la macchina della giustizia in linea con le esigenze della telematica. A iniziare dall’estensione dei servizi informatici agli otto tribunali che ancora non li hanno: Civitavecchia, Gorizia, Lecce, Pistoia, Vallo della Lucania, Velletri, Venezia e Vibo Valentia. A oggi, inoltre, come si legge nell’indagine del Csm (che coinvolge, oltre ai tribunali, anche le Corti d’appello, per ora escluse dal processo online), gli strumenti informatici a disposizione di magistrati e cancellieri sono solo in parte adeguati. Le criticità, in particolare, si concentrano sull’efficienza delle apparecchiature. A partire dai computer fissi: solo il 33% degli uffici ha affermato che l’80% dei pc a disposizione è efficiente, mentre il 40% ha dichiarato che la metà o più non è adeguata. Va meglio se si guarda ai computer portatili: nel 72% di tribunali e Corti d’appello, l’80% degli strumenti è ritenuto adeguato ma nel 17% degli uffici il numero di pc portatili ritenuti efficienti è pari o inferiore al 50 per cento.
Dagli uffici arrivano anche indicazioni sulla velocità di connessione alla rete: che è ritenuta insufficiente nel 22% degli uffici e gravemente insufficiente nel 5 per cento, mentre è valutata sufficiente nel 37% di tribunali e Corti d’appello, buona nel 32% e ottima nel 4 per cento. Gli uffici si spaccano sull’assistenza informatica, che è fornita perlopiù da società esterne (nel 69% degli uffici), piuttosto che da personale interno all’amministrazione (nel restante 31%). Circa la metà di tribunali e Corti d’appello afferma che i tempi di intervento sono rapidi (il 46%), se non immediati (il 5%), mentre l’altra metà lamenta un’assistenza lenta (il 43%) o fornita con tempi inaccettabili (il 6%).
L’indagine del Csm rivela anche che a oggi sono ancora pochi gli avvocati che usano le notifiche telematiche: il 90% degli uffici ha affermato che i legali sfruttano questo strumento raramente o mai. Del resto, anche secondo la fotografia scattata dal ministero della Giustizia nel report sul processo civile telematico, la “confidenza” degli avvocati con le procedure online è ancora limitata: dal 1° giugno 2013 al 31 maggio scorso sono stati 25.141 (su oltre 236mila) i legali che hanno depositato almeno un atto online.
La marcia verso il processo telematico, comunque, negli ultimi mesi sta accelerando: gli atti depositati online dagli avvocati e dagli altri professionisti sono stati quasi 50mila il mese scorso rispetto ai 30.200 di maggio 2013; e quelli depositati dai magistrati sono stati quasi 120mila rispetto ai 66.600 di un anno fa.

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