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Processo penale, primo sì dalla Camera

Via libera dalla Camera al ddl sul processo penale, riforma «innovativa e coraggiosa» e che «non limita la libertà di stampa» dicono governo e maggioranza mentre per l’opposizione è una «ennesima legge truffa» (Lega), il «bavaglio alla stampa che Berlusconi non è mai riuscito ad approvare» (5 Stelle), «una diligenza sgangherata su cui è salito di tutto» (Sel), un «ricatto a importanti poteri dello Stato» (Fratelli d’Italia), «una delusione» (Forza Italia).
Il tabellone luminoso sancisce il via libera con 314 sì, 129 no e 51 astenuti (Fi) e ora il provvedimento passa al Senato anche se, nel frattempo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando istituirà un «tavolo tecnico» con magistrati, avvocati, giornalisti per cominciare a tradurre in un articolato la delega sulle intercettazioni, considerata dalle opposizioni «in bianco» e «generica», al punto da espropriare il Parlamento. Puntuale, su questo tema, è arrivata la protesta in Aula dei pentastellati che, mentre Vittorio Ferraresi chiedeva «Dov’è la sinistra che faceva i girotondi?», si sono alzati con un bavaglio bianco davanti alla bocca ed esponendo cartelli contro la riforma. «Il Pd non metterà mai bavagli su notizie di rilievo pubblico – ha replicato con veemenza il Dem David Ermini – e le intercettazioni come strumento investigativo non saranno toccate. Lasciamo ai grillini il gusto di guardare dal buco della serratura: ricordano Fantozzi che con la lingua di fuori osserva le movenze della signorina Silvani». Quanto alle «registrazioni fraudolente» (il nuovo reato che sarà punito fino a 4 anni di carcere), «ricordano – dice Ermini -i regimi del terrore, della Germania dell’Est e noi, figli dei figli della Resistenza, questi metodi non li accettiamo!».
Ma le critiche sono arrivate anche fuori dall’Aula, dall’Associazione nazionale magistrati, che bolla come «deludente, disorganico e senza coerenza» il ddl approvato. «Irrealistici» i termini per l’esercizio dell’azione penale. «Nessun Pm sarà in grado di rispettarli anche per ragioni legate all’organizzazione degli uffici giudiziari», dice il presidente Rodolfo Sabelli che punta l’indice pure contro la relazione annuale del ministro della Giustizia con i dati dettagliati sull’ingiusta detenzione nonché sulla responsabilità disciplinare per il ritardo nell’iscrizione nel registro degli indagati. «Ancora una volta ci si illude di risolvere i mali della giustizia con forme di pressione sulla magistratura, che è già oltre il limite delle proprie possibilità». «Preoccupazione» anche per la delega sulle intercettazioni perché «troppo generica» e, per questo, potrebbe tradursi in norme che vietano di inserire gli ascolti nelle ordinanze di custodia cautelare. O di farlo in modo criptato. «Il che sarebbe un errore e un danno per il diritto di difesa».
Tace il ministro della Giustizia ma parla il suo vice Enrico Costa (Ncd) secondo cui «ogni singolo punto» della riforma «porterà benefici al sistema giustizia». Costa lascia aperta la possibilità di modifiche al Senato dove il testo, dice, «potrà essere ulteriormente migliorato e arricchito».
Il provvedimento varato dal governo esce modificato dalla Camera che vi ha tolto molto ma, soprattutto, molto vi ha aggiunto, ad esempio gli aumenti di pena per furti, scippi, rapine, voto di scambio. Alcune norme sono solo di delega (intercettazioni, carcere, appello) ma la maggior parte sarà di immediata operatività, salvo differirne l’entrata in vigore (per esempio nel caso dei nuovi termini per l’esercizio dell’azione penale, che si applicheranno alle notizie di reato successive). Tra i punti più discussi quello che consente al giudice, nei reati procedibili a querela, di dichiarare estinto il reato, sentite le parti, se l’imputato ripara interamente il danno restituendo o risarcendo o eliminando le conseguenze del reato. Esprime soddisfazione la relatrice Donatella Ferranti (Pd) che considera il testo «coerente e arricchito rispetto a quello originario, frutto di un lavoro al quale hanno partecipato anche le opposizioni».
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